sabato 27 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 11... domani la cerimonia di chiusura

Nell'ultimo giorno di Concorso sbarca a Cannes Joaquin Phoenix, mentre Fuori Concorso arriva Roman Polanski.

Ultimo film in Concorso, si tratta di You Were Never Really Here della regista scozzese Lynne Ramsay, che vede come protagonista un intenso Joaquin Phoenix.

Il film racconta la storia di Joe (Phoenix), un uomo che ha avuto una vita difficile e che vive con l'anziana madre che ama teneramente. Joe però è anche un mercenario sanguinario, considerato una macchina da guerra da chi lo ingaggia e che è solito uccidere le sue vittime a colpi di martello. L'uomo viene ingaggiato per liberare una ragazzina da un giro di prostituzione minorile legato a degli intoccabili politici, inizierà così un violento viaggio notturno nella mente di un serial killer dalla vita "normale".

Arrivato a Cannes ancora incompleto, tanto che alla fine non erano presenti i titoli di coda, il film ha diviso la critica, tra chi l'ha trovato noioso, chi morboso per i litri di sangue versati, e chi invece l'ha paragonato a Taxi Driver, e che si sono ritrovati solo negli elogi alla performance di Joaquin Phoenix.

"Folle e narcotizzante, come il libro da cui proviene", così l'ha decritto la regista Lynne Ramsay che non ha avuto dubbi sulla scelta del protagonista, "Ho pensato subito a Joaquim Phoenix. Anzi, avevo la sua foto sul computer mentre scrivevo".
Riguardo il paragone con Taxi Driver, è proprio Joaquin Phoenix a tirarlo in ballo e ad allontanarlo da questo film. "'Taxi Driver' è un film magnifico, uno di quelli che hanno fatto di me un attore", ha detto l'attore, "ma in effetti non ci ho pensato mentre giravo, non ci sono riferimenti coscienti a quello o altri modelli, credo che questo sia un film molto originale, non un film hollywoodiano".
-

Annunciato all'ultimo nella lista di film del festival, è stato presentato oggi Fuori Concorso il nuovo film di Roman Polanski, D'après une Histoire Vraie (Based on a True Story), con Emmanuelle Seigner e Eva Green protagoniste.

Ispirato al romanzo di Delphine de Vigan, e con una sceneggiatura scritta da Olivier Assayas, il film vede al centro della storia una scrittrice di successo (Seigner) in piena crisi creativa e reduce dal successo di un libro dedicato alla vita di sua madre. La donna è tormentata da lettere anonime che la accusano di aver dato in pasto al pubblico la sua vita privata e proprio in questo momento di grande crisi incontra una giovane donna (Eva Green), che si fa chiamare solo "Elle" (Lei), bella, intrigante, seducente e intelligente, fa la la ghostwriter e sembra capirla meglio di chiunque altro. Ma piano piano che la donna si fa largo sempre di più nella vita della scrittrice, i dubbi su di lei aumentano.

L'dea del film è nata proprio grazie a Emmanuelle Seigner, moglie di Polanski. "Leggendo il libro ho pensato ai primi film di Roman, 'L’inquilino del terzo piano', 'Repulsione', gli ho regalato il libro e infatti gli è piaciuto", ha raccontato l'attrice.
Il film parla dell'ossessione del pubblico per "le storie vere" (non a caso il titolo è "Tratto da una storia vera"), per la realtà, un concetto molto ambiguo secondo il regista. "La ragione di questa ossessione risiede nel bombardamento elettronico che viviamo, circondati da troppe immagini cui noi ci appoggiamo in cerca di verità", ha dichiarato Polanski, "ma è tutta un'illusione dal momento che la realtà ormai si può manipolare. La formula 'tratto da una storia vera' non ha più alcun significato".
Sulla scelta del cast, Polanski non ha avuto dubbi sullo scegliere Eva Green per il ruolo di Elle. "Non appena ho deciso di fare il film ho pensato subito a Eva per il ruolo di Elle", ha raccontato il regista, "L’avevo vista in 'Sin City' e mi aveva colpito molto il suo personaggio, un condensato di fascino e ironia". Mentre per Emmanuelle Seigner (è la quinta collaborazione tra i due) è stato ancora più semplice... visto che ce l'ha in casa. "Mi chiedono spesso se è difficile girare un film con la propria moglie, ma non lo è", ha detto il regista, "La cosa difficile è tornare a casa e fare il marito. Quando rincaso dopo una giornata intensa sul set vorrei solo distrarmi, dimenticare la lavorazione mentre Emmanuelle vorrebbe parlare ancora del film, questa è l’unica difficoltà".

Entusiasmo da parte di Eva Green, che non ci ha pensato due secondi prima di accettare l'offerta di Polanski. "Come si fa a rifiutare una proposta che arriva da Roman? E’ uno dei migliori registi al mondo", ha detto l'attrice durante la conferenza stampa, "E poi avevo a disposizione un personaggio fantastico, una donna bizzarra e nello stesso tempo vera, cosa che mi piaceva. E’ difficile capirla fino in fondo, per tutto il film ti domandi se esista sul serio oppure no, e una simile ambiguità è stata per me una sfida e mi ha permesso di dare sostanza al personaggio".

Il film è stato bene, ha ricevuto buone critiche, ma senza particolare entusiasmo.

venerdì 26 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 10

Il festival si avvia alla conclusione, e così il Concorso. Presentato oggi il nuovo film di Fatih Akin, In The Fade (titolo originale Aus Dem Nichts).

Con questo film il regista tedesco di origini turche - quarta volta al festival dove ha già vinto un premio nel 2007 - porta in Concorso fatti di strettissima attualità: gli attacchi terroristici. Un tema che, visti i recenti fatti di cronaca, la strage di Manchester e la tensione al festival con i serrati controlli di sicurezza, ha fatto discutere molto la critica.

Il film racconta il dramma di una donna, Katja (Diane Kruger), tedesca e sposata con un turco dalla fedina penale non proprio immacolata, che vede la propria vita stravolta e sgretolata dopo che il marito e il figlio vengono brutalmente uccisi da una bomba, un attacco terroristico di stampo xenofobo fatto da un gruppo di neonazisti. Katja sprofonda nel dolore in attesa di giustizia, poi si affida alla vendetta.

Il film è ispirato a fatti reali accaduti in Germania tra il 2000 e il 2007, quando un gruppo neonazista mise in atto una serie di omicidi di stampo razzista e xenofobo. "Il vero scandalo non furono tanto le morti", ha dichiarato Fatih Akin, "ma il fatto che per anni polizia, stampa e opinione pubblica diedero la colpa ai turchi, che erano le vittime, insinuando il sospetto che gli attentati fossero un regolamento di conti per traffici di droga o fatti criminali nella comunità degli immigrati". Le ragioni politiche nel film rimangono sullo sfondo, al centro del film c'è una donna e gli omicidi. "Non importa chi sono i terroristi, conta la perdita e quello che scatena a livello umano", ha spiegato Akin.

Protagonista una intensa Diane Kruger, che ne film recita nella sua lingua madre, il tedesco, cosa che fino ad oggi aveva fatto solo in alcune scene di Bastardi Senza Gloria di Tarantino, e che evidentemente l'ha aiutata visto che è molto convincente nel ruolo, tanto che molti la danno come favorita per la vittoria del premio per la migliore interpretazione femminile. "Era un ruolo che mi faceva molta paura, proprio perché raccontava un atto di terrorismo in un momento in cui viviamo l'orrore del terrorismo tutti i giorni", ha dichiarato l'attrice, "Le notizie sono piene di cifre di morti e feriti ma non raccontiamo mai le storie di chi resta. Interpretando Katja ho cercato di fare con lei un viaggio per raccontare come si può vivere il dolore di una perdita così e soprattutto l'ingiustizia. Ho avuto la fortuna di poter girare il film in ordine cronologico e così ho avuto l'impressione di crescere con lei. Fatih Akin, che è un regista che ammiro e che con il suo cinema ha segnato la mia adolescenza, mi ha chiesto di buttarmi nel vuoto con gli occhi chiusi e io l'ho fatto".
Diane Kruger e Fatih Akin si sono incontrati per la prima volta proprio a Cannes qualche anno fa e grazie a quell'incontro il regista l'ha scelta come protagonista. "Ci siamo conosciuti a un party sulla spiaggia e Diane mi ha confessato che avrebbe voluto lavorare con me", ha raccontato Akin, "Quando scrivendo la storia ho capito che cercavo una protagonista bionda e ariana mi sono ricordato di lei. E’ un’attrice molto intelligente, curiosa e intuitiva".
-

Presentato in Concorso anche il nuovo film di François OzonL'Amant Double. Sesta partecipazione al festival per il regista che stavolta presenta un thriller erotico ispirato al romanzo breve di Joyce Carol Oates. Protagonisti Jérémie Renier e Marine Vacth. Nel cast anche Jacqueline Bisset.

Il film racconta di Chloe, una ragazza depressa che si innamora del suo psicanalista. I due vanno a vivere insieme ma presto Chloe scoprirà che il suo amante nasconde una parte della sua personalità e un fratello gemello.

Prova impegnativa e molto fisica per i due attori, soprattutto per Marine Vacth, a causa delle numerose scene di sesso (anche se l'attrice era già stata protagonista di un film abbastanza esplicito come Giovane e Bella). Per il film il regista ha dichiarato di essersi ispirato ai grandi del Cinema che in passato hanno padroneggiato il genere, come Hitchcock e De Palma. "E’ un thriller erotico e per questo i miei riferimenti cinematografici non potevano che essere Hitchcock e Brian De Palma", ha dichiarato François Ozon, "In particolar modo amo il modo in cui quest’ultimo sappia decostruire il genere thriller. E' interessante giocare con l’immaginazione, con quello che può essere vero o falso, così che lo stesso spettatore si chieda sempre cosa stia vedendo. Io adoro lavorare con questi temi ed è quello che vedete rappresentato nel mio film".

Pirati dei Caraibi: la Vendetta di Salazar - la recensione

Dopo il quarto capitolo, diretto da Rob Marshall e rivelatosi una cocente delusione, era complicato approcciarsi a questo nuovo film della fortunata saga piratesca senza ansie e paure di sorta.
Se il trailer sembrava aver tranquillizzato molti, è anche vero che spesso i trailer ingannano e che la paura che la saga fosse ormai morta era tanta.

Ci pensa però l'incipit di questo nuovo film a spazzare via ogni dubbio: l'Olandese Volante emerge dal mare accompagnata dal classico tema scritto da Hans Zimmer (e qui ripresa da Geoff Zanelli) e un Will Turner ormai sempre più simile a Davy Jones parla con suo figlio Henry di maledizioni da spezzare e di Jack Sparrow.
Ci si sente improvvisamente meglio, la sensazione è quella che si provava nei primi tre capitoli, ma è ancora presto per cantare vittoria, una voce nella testa ci dice di stare allerta.
Vengono introdotti due nuovi personaggi: Henry Turner, figlio di Will Turner, e Carina Smith, una ragazza studiosa di astronomia e per questo accusata di essere una strega. I nuovi sembrano freschi e in sintonia, colpiscono già da subito al contrario di quanto avvenuto con i dimenticabili prete e sirena del film precedente. Si intravede un altro spiraglio di speranza e il tempo inizia a passare più velocemente, ma si continua a essere cauti, ad avere paura.

E poi, improvvisamente, con un'introduzione assurda, sopra le righe e divertentissima, sulla scena compare Jack Sparrow.
Johnny Depp è evidentemente nato per interpretare questo ruolo (tanto da non riuscire più a uscirne in moltissimi altri ruoli della sua carriera, che sembra comunque in ripresa) e vi si trova a suo agio come se non dovesse nemmeno recitare. Lui si diverte e si vede, ma la cosa più importante è che fa divertire lo spettatore, in una scena che riprende in più punti il primo, indimenticabile, film della saga e in quel momento, mentre Jack ubriaco e inseguito da guardie armate, la voce nella testa tace e ci si rilassa del tutto.

Jack Sparrow è indubbiamente l'anima del franchise, ma il contorno è altrettanto importante e a fare davvero la differenza rispetto al precedente film è il cattivo interpretato da Javier Bardem: Salazar è un personaggio carismatico e inquietante, visivamente particolare, un po' Davy Jones un po' Barbossa, e funziona alla perfezione all'interno della storia e della ricerca dell'oggetto magico che non manca mai in questa saga, nel caso specifico il Tridente di Poseidone.
E a proposito di Barbossa (un sempre magnifico Geoffrey Rush), non manca di certo il suo personaggio ed è davvero interessante la sua storyline e il suo approfondimento, un personaggio sempre al limite, cattivo ma mai del tutto, unico che riesce a essere alla pari di Depp e del suo Sparrow.
Un film che scava nel passato: nel passato di Barbossa, ma soprattutto in quello di Jack (ancora una volta assistiamo all'incredibile ringiovanimento di un attore grazia alla CGI), in cui Salazar ha avuto un ruolo passeggero ma fondamentale nel fare di lui ciò che è oggi, dai pendagli al cappello e soprattutto alla sua famosa bussola, è tutto iniziato con Salazar.
Il richiamo alle origini è fortissimo e si percepisce in ogni scena, ma quando la Perla Nera compare sullo schermo, accompagnata dal tema principale, non si può fare a meno di sentire un brivido.
Ma non è solo nostalgia, è qualcosa di diverso, un ritorno alle origini come temi, la chiusura di un cerchio (il finale in questo è esplicativo e commovente, se si è fan della prima ora sarà difficile non versare nemmeno una lacrima) e un nuovo inizio, evidentemente nella speranza di dare vita a una nuova trilogia, come suggerisce il cliffhanger contenuto nella scena post-credits.

Alla fine ci si sente sollevati e divertiti, forse commossi e scombussolati. Certo, non c'è quel senso di meraviglia che accompagnava la visione de La Maledizione della Prima Luna, che probabilmente sarà irripetibile, anche perché era totalmente nuovo e inaspettato, ma sicuramente la sensazione di riaver avuto indietro qualcosa di familiare a amato che ci era stato tolto.
Tranquilli, si può far finta che il quarto film della saga non sia mai esistito (d'altronde lo fanno anche Ronning e Sandberg, i due registi norvegesi di questo film) e godersi La Vendetta di Salazar, che è divertentissimo. Per fortuna.

Chiara

giovedì 25 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 9

Si entra nella fase conclusiva del festival, oggi è il giorno di Robert Pattinson, che torna a Cannes in Concorso con il film Good Time, dei fratelli Safdie.

Il film racconta la storia di Constantine "Connie" Nickas, che quando il fratello viene arrestato per una rapina andata male, si immerge nel sottobosco criminale di New York per cercare di tirarlo fuori dal carcere. Inizia così una corsa contro il tempo in una lunga notte in cui la vita di Connie e quella del fratello saranno appese a un filo.

Un film a basso budget girato in stile "guerrilla" da due registi indipendenti a cui Robert Pattinson ha detto subito sì. "Appena ho conosciuto Josh e Benny ho pensato subito: voglio assolutamente lavorare con questi artisti, e poi adoro girare in mezzo alle gente, per le strade", ha dichiarato l'attore in conferenza stampa, "Per prepararmi ho trascorso due mesi da Josh a New York. L'idea che il film venisse girato in stile 'guerrilla' mi attraeva e nello stesso tempo mi preoccupava, temevo di essere assediato dai paparazzi, così ho cercato di diventare un fantasma, di scomparire letteralmente nel personaggio. Non era semplice, per fortuna pochi si sono accorti di noi, ed era strano, perché giravamo in luoghi pubblici affollati e io avevo la macchina da presa costantemente incollata al viso ed era impossibile non notarmi".
I due registi hanno lavorato molto sulla caratterizzazione dei personaggi, andando davvero molto in profondità. "Tutti i nostri film partono dai protagonisti", ha spiegato Josh Safdie, "Questa volta abbiamo buttato giù una biografia dettagliata per ogni singolo personaggio. Per noi è sempre stata una specie di ossessione, di solito ci capita di immaginare cosa possa aver fatto questo o quell'altro personaggio quando aveva 12 o 13 anni".
Ad interpretare il fratello di Robert Pattinson è stato uno dei due registi, Benny Safdie. "Al principio non interpretarlo, ho cominciato a fare dei provini in cui mi fingevo un avvocato che parlava con Nick, poi ho provato a mettermi al posto di Nick e mi sono accorto che le cose non andavano male", ha raccontato il regista/attore, "Ho lavorato sul suo modo di parlare e ho fatto in modo che la mia personalità non lo travolgesse mai. Con Robert, poi, abbiamo cominciato a scriverci delle lettere, fingendoci io il fratello in prigione e lui il fratello libero. Questo ci ha aiutato a costruire un rapporto fra i nostri personaggi".
-

Oggi doveva essere anche il giorno dell'evento legato a Twin Peaks, la presentazione di quattro episodi della nuova attesissima stagione della serie di David Lynch, ma qualcosa è andato storto. Tre giorni fa infatti Sky Atlantic e Shotime hanno mandato in onda i primi episodi, rovinando di fatto l'effetto sorpresa. Nelle sale della stampa si sono viste scene insolite per un festival, cioè addetti ai lavori che hanno dovuto "ripiegare" sulla pirateria per riuscire a vedere le puntate. A questo punto, senza effetto sorpresa, l'evento è un po' meno "evento", a cui bisogna aggiungere il fatto che Lynch (almeno per il momento) ha deciso di non tenere nessun incontro con la stampa.
Non si è capito cosa è andato storto, c'è chi parla di malinteso, chi di mossa di marketing da parte di Showtime. Stasera comunque il cast sarà sul red carpet.

mercoledì 24 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 8

E' il giorno di uno dei film più attesi del festival e del Concorso. E' il giorno di Sofia Coppola e il suo The Beguiled, con Elle Fanning, Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Colin Farrell.

Adattamento del romanzo "A Painted Devil", e remake de La notte brava del soldato Jonathan (1971), il nuovo film di Sofia Coppola ha convinto il festival ricevendo una bella accoglienza da parte della critica e ottime recensioni.

Ambientato nella Virginia della Guerra di Secessione, il film racconta di un soldato nordista ferito che viene accolto in un piccolo collegio femminile del sud. Il soldato viene curato e accudito, quasi coccolato, ed essendo l'unico uomo della casa attira molto l'attenzione delle fanciulle. L'uomo inizia a flirtare con tutte e finisce per ferirle, scatenando la gelosia incontrollata delle ragazze che faranno gruppo e si scaglieranno tutte contro di lui.

Quello di Sofia Coppola è un film diverso dagli ultimi lavori della regista, The Beguiled (che in Italia sarà intitolato L'Inganno) è un film grottesco, macabro, cinico, tecnicamente ottimo e con una fotografia suggestiva.
All'ingresso in sala stampa sono stati molto applauditi sia il cast che la regista, che ha subito spiegato il rapporto sia col romanzo che con il film del 1971. "La mia produttrice Anne Ross mi ha detto: devi vedere il film di Don Siegel e fare una tua versione del libro", ha raccontato Sofia Coppola, "Ho seguito il suo consiglio, ho visto 'La notte brava del soldato Jonathan' e mi è rimasto in mente per molto tempo. In quel film la storia veniva narrata da un punto di vista maschile, così ho pensato che avrei potuto cambiare prospettiva e raccontarla da un punto di vista femminile". E se i toni del film sono diversi dal solito, a tornare è un tema da sempre caro alla Coppola: le donne, le ragazze, il punto di vista femminile. "Non so se il mio sia un film che parla di emancipazione femminile, potete interpretarlo come preferite", ha detto la regista, "Più di ogni altra cosa, desideravo parlare di guerra fra i sessi, cosa che spero di aver raccontato in maniera divertente. E poi mi interessava rappresentare donne di diverse età e lavorare con attrici di diverse età. Mi interessava la visione di questa donne diverse tra loro e isolate, e capire cosa accadeva quando ci si mette di mezzo un uomo. E anche la guerra di ruoli che si viene a creare tra uomini e donne".
Tornando sul confronto tra i due film, la regista ha poi rivelato un evento organizzato da Quentin Tarantino: "Non volevo fare un vero proprio remake. Ma vedremo i due film a Hollywood, perché il mio caro amico Quentin ha organizzato una doppia visione, per mostrare due versioni della stessa storia".

Unico uomo in mezzo a un cast di sole donne è Colin Farrell. "Per me questo film è stato un lungo viaggio in mezzo a una marea di corsetti", ha detto l'attore, "Mi ha fatto un immenso piacere lavorare circondato da donne così straordinarie, creative, talentuose. Mi sentivo a mio agio sul set, avevo fiducia in Sofia, ma francamente non sapevo cosa sarebbe venuto fuori da un'esperienza che mi sembrava folle. Mi piace essere diretto dalle donne e mi piace che il punto di vista della storia sia femminile". Inevitabile il paragone con Clint Eastwood, protagonista del film del 1971. "Il film di Siegel l'avevo visto anni fa e ne ero rimasto turbato ma non ho cercato di rifare Clint Eastwood", ha dichiarato Farrell, "Non ho avuto l’opportunità di incontrarlo, è un uomo molto impegnato! Clint era straordinario e inimitabile, ma sono stato molto felice di poter mantenere la mia origine irlandese, il mio accento. Ho inventato una piccola backstory per il mio personaggio".

Ad interpretare la direttrice del collegio è Nicole Kidman, al suo quarto (e ultimo) titolo in questo festival, che riguardo il suo personaggio ha detto: "Si tratta di una storia di sopravvivenza. Il mio personaggio ha la responsabilità di un gruppo di ragazze e le vuole proteggere. Proviene da un posto carico d’amore...poi è arrivato lui [Colin Farrell] e ha rovinato tutto. Voglio dire, non potevamo certo procreare, ma stavamo bene!". Due dei titoli con cui la Kidman è al festival quest'anno sono diretti da donne, la serie Top of the Lake di Jane Campion e il film della Coppola. "Credo che ci sia un'impronta femminile forte in questo film e, mi dispiace dirlo, non penso che un uomo avrebbe dato lo stesso apporto. Oggi qui abbiamo Jane Campion e Sofia Coppola ma non dobbiamo dimenticare le statistiche", ha dichiarato l'attrice, "lo scorso anno circa il 4% dei film prodotti dalle major sono stati diretti da donne. Tutti dicono che le cose stanno cambiando e forse è vero, ma ancora troppo lentamente. Noi come interpreti dobbiamo sostenere le registe donne, questo è ormai un dato di fatto".

Per Nicole Kidman e Colin Farrell è stata la prima volta con Sofia Coppola, Elle Fanning e (soprattutto) Kirsten Dunst avevano già lavorato con la regista. "Stavolta però mia madre non era sul set", ha scherzato Elle Fanning ricordando il film Somewhere (2010), "stavo diventando diciottenne quando ho fatto il film ed era un momento particolare nella mia vita. E poi c'era Kirsten, è mia amica, mi sentivo al sicuro". Per Kirsten Dunst invece è stata la quarta collaborazione con la regista (senza contare il cameo in Bling Ring), non ci ha messo molto l'attrice ad accettare la sua proposta: "Non sapevo molto del progetto, ma per Sofia reciterei anche l'elenco del telefono!".

Sfiorato anche il tema Netflix e il rapporto tra Sofia Coppola e i film ad alto budget, a cui la regista non chiude la porta a prescindere. "Ho girato in 35mm e ne sono molto orgogliosa. Spero che la gente lo veda al cinema, noi giriamo pensando al frame grande, non al cellulare. E’ la sua dimensione ideale e penso che farsi rapire dallo schermo sia una cosa molto rara al giorno d’oggi, con lo stile di vita moderno che conduciamo", ha dichiarato la regista, "Mi piace girare film a basso budget dove ho il potere di fare le cose nel modo in cui voglio. Ma mai dire mai".

Il film sarà nelle sale italiane dal 14 settembre.

martedì 23 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 7

Giornata particolare al festival che da una parte festeggia i suoi 70 anni e dall'altra non resta insensibile davanti ai recenti gravi fatti di cronaca e ritaglia un piccolo spazio per osservare un minuto di silenzio, con attori e registi fermi, schierati e composti sulla montèe de Marche, in ricordo delle vittime dell'attacco terroristico di Manchester di ieri sera.

Il festival quindi compie 70 anni e per autocelebrarsi è stata organizzata una giornata speciale, iniziata con una foto di gruppo quasi surreale, con attrici, attori e registi che hanno segnato il festival. E così nella foto ti capita di vedere fianco a fianco Nanni Moretti, Ken Loach, Uma Thurman, Juliette Binoche, Jessica Chastain, Nicole Kidman, Monica Bellucci, Benicio del Toro, Guillermo del Toro, Nicolas Winding Refn, Michael Haneke, Agnès Varda, Oliver Stone, Marion Cotillard, Mads Mikkelsen, Claudia Cardinale, Christoph Waltz, Elle Fanning, Alejandro González Iñárritu, Kirsten Dunst, Sofia Coppola, Jane Campion, Dario Argento, Tilda Swinton, Catherine Deneuve, e tanti tanti altri, 113 in tutto. Un po' indisciplinati in realtà, è stato impossibile tenerli fermi in stile "foto di fine anno a scuola", tra chiacchiere e il sole battente, alcuni sono venuti con gli occhi chiusi, girati, o con strane espressioni.

Stasera ci sarà una cerimonia, preceduta da un red carpet stellare vista la quantità di personalità, presentata da Isabelle Huppert, in cui, tra ricordi e vincitori del passato, verrà celebrato il settantesimo compleanno del Festival di Cannes.
-

Protagonista della giornata anche la serie tv Top of the Lake, di Jane Campion, che presenta al festival al seconda stagione, China Girl. Nel cast torna Elisabeth Moss, mentre tra le new entry troviamo Gwendoline Christie e, the Queen of Cannes, Nicole Kidman (al suo terzo titolo in questo festival, ne manca solo un altro).

I nuovi episodi affronteranno molte delle domande lasciate in sospeso dalla prima, acclamata, stagione. riguardo il passato del detective Griffith (Elisabeth Moss), che tornerà a Sidney e si ritroverà subito coinvolta in un caso delicato a seguito del ritrovamento del cadavere di una ragazza orientale.

La serie segna il ritorno della coppia Kidman-Campion, diciassette anni dopo Ritratto di Signora, film che ha consacrato Nicole Kidman come la grandissima attrice che è.
-

Ancora un po' d'Italia nelle sezioni parallele. In Un Certain Regard, con il Dopo la Guerra, opera prima di Annarita Zambrano. Nel cast anche Barbora Bobulova e Giuseppe Battiston. Alla Quinzaine des Réalisateurs invece è stato presentato Cuori Puri, di Roberto De Paolis. Nel cast Barbora Bobulova (di nuovo) e Stefano Fresi.
-

In Concorso. Presentato Radiance, il nuovo film di Naomi Kawase, già vincitrice della Caméra d'or nel 1997 e del Grand Prix Speciale della Giuria nel 2007.

Il film racconta la storia di Misako, una ragazza ama raccontare il mondo, oggetti e sentimenti, lavorando nelle descrizioni audio dei film, che stringe un forte legame con un fotografo che sta lentamente perdendo la vista.

Alien: Covenant - La Recensione

"E sul piedistallo, queste parole cesellate:
«Il mio nome è Ozymandias, re di tutti i re,
Ammirate, Voi Potenti, la mia opera e disperate!»
Null'altro rimane. Intorno alle rovine"
Tratto da Ozymandias, di Percy Shelley

Percy Shelley, nel 1818 rifletteva sulla vacuità e la caducità del potere e della gloria, ed è un po' quello che fa anche Ridley Scott in Alien: Covenant, con l'arduo compito di sistemare il pasticciaccio brutto che Damon Lindelof, sceneggiatore di Prometheus, gli ha combinato nel 2012.
Però, per analizzare questo film, bisogna partire da lontano, nello specifico dal 1979, anno di uscita di Alien, film che ha ispirato generazioni di registi, con la sua potenza visiva e la capacità di terrorizzare. Poi venne Aliens, messo nelle mani di James Cameron, cosa mai andata a genio al signor Scott, per la cronaca, che confeziona un prodotto fresco, più in linea col periodo cinematografico che si venne a creare negli anni '80 e quasi migliore del primo capitolo, con colpi di scena mai solo per la mera voglia di stupire e interessantissimi  spunti per i film futuri.
A seguito di questi due pilastri dell'horror e della fantascienza, venne il turno di Alien³, diretto da David Fincher, che ha declinato la sua passione e maestria al servizio dello Xenomorfo, incartando un prodotto che però non si è rivelato all'altezza delle aspettative. Ultimo, ma non per ultimo, arriva Jean Pierre Jaunet, che fa il pastrocchio, con Alien - La Clonazione, lasciando tutti insoddisfatti per la conclusione dell'epopea di Alien.

Detto questo, arriviamo al 2012, anno dell'uscita nelle sale di Prometheus, prequel della saga lanciata da Ridley Scott, ma, per sua stessa ammissione, non voleva essere un semplice prequel, voleva espandere l'universo creato nel '79, a maggior ragione dopo che Neil Blomkamp si era candidato alla regia di un ipotetico sequel di Aliens, film da sempre screditato da Scott. L'obiettivo è chiaro, la strada da percorrere, complice una sceneggiatura debole, per usare un eufemismo, è diversa. Si vuole indagare sulla nascita degli alieni, ma questi, per buona parte del film, non si fanno vedere. Grazie anche ad una serie di personaggi ridicoli nei loro ruoli professionali e linee di dialogo mai veramente accattivanti, il film viene salvato dalla messa in scena e resa visiva di Scott, che sa di essere un gran regista, dimostrandolo, e dalle interpretazioni di alcuni attori, Rapace e Fassbender su tutti nel ruolo di David, il sintetico. Il film non convince, visto anche il fatto che alcune scene chiavi o spiegazioni di tali, sono presenti solo nella versione estesa del film.
Il punto focale non sono più gli alieni preferiti di tutti, bensì ora al centro di tutto ci sono le figure dei sintetici, interpretati in questo filone da Fassbender, appunto, con gli xenomorfi a fare da terrificante sfondo a tutto ciò.

Sono passati 5 anni da tutto questo. Ridley Scott è tornato alla carica, e questa volta ha abbastanza raddrizzato il tiro, rispondendo ad alcune domande lasciate aperte.
Il film si apre con la Covenant, una nave coloniale con 2000 anime a bordo, pronta a raggiungere il nuovo mondo pronto a fare da culla alla razza umana. La nave procede nel suo viaggio mentre i membri dell'equipaggio ed i coloni sono avvolti nel criosonno che i capitoli precedenti ci hanno aiutato a conoscere. Un'emergenza ed un segnale sconosciuto porteranno la Covenant a cambiare rotta verso un nuovo mondo da esplorare, dove verranno a conoscenza di alcuni segreti sconvolgenti.

Esprimere un giudizio su questo film è un compito complesso per alcune ragioni, tutte riconducibili a Prometheus: il film scorre, grazie alla magistrale messa in scena del maestro Scott, purtroppo però suona per gran parte come uno spiegone, che mette pezze al film del 2012, rammenda e sistema qua e là, ma soprattutto toglie potere di continuity ad Aliens, proprio lui, sconvolgendo alcune regole che Scott stesso aveva contribuito a creare, come ad esempio quelle riguardanti la nascita e l'incubazione degli alieni stessi.
Il film spiega anche perché, a partire dal 1979 tutti i sintetici che si sono alternati al fianco dei protagonisti hanno, presto o tardi, sviluppato una attrazione sana o malsana, o nei confronti delle creature terrificanti che danno il nome alla saga.
Il punto di forza del film è di nuovo rappresentato da un immenso Michael Fassbender, in grado di dare profondità ai suoi personaggi, nonostante apparentemente privi di emozioni, in quanto non umani. Purtroppo, anche in questo capitolo, la "debolezza" proviene dai componenti umani dell'equipaggio, che peccano di ingenua curiosità, mettendo le mani un po' dappertutto senza esaminare, un po' come dei bambini al parco giochi; nota di merito va alla caratterizzazione però, che, complice un cortometraggio di presentazione pubblicato durante la campagna di marketing, crea relazioni interessanti.
La sceneggiatura fa il suo lavoro, come fosse un compitino, ma perlomeno è funzionale all'obiettivo del film, con pochi dialoghi davvero interessanti e quasi tutti coinvolgono quello che è il motore di questo film: Michael "Fassy" Fassbender.
Ma il punto di forza del film è quello che ci ha insegnato la paura degli xenomorfi. Le scene che vedono gli alieni in azione valgono il tempo speso in sala, con attimi di puro terrore alla vecchia maniera, che, però, purtroppo, occupano una parte deludentemente piccola della pellicola.

Tutto sommato il film è più che gradevole, con una direzione ben chiara nella struttura narrativa per questo secondo capitolo ed una programmata per i successivi, sperando che il maestro Ridley torni a terrorizzarci nello spazio, dove nessuno può sentirci urlare.

lunedì 22 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 6

Due titoli molto attesi oggi al festival, in una giornata segnata dalle grandi attrici, Isabelle Huppert da una parte, e una divina Nicole Kidman dall'altra.

Ha diviso e scioccato la critica ma ha ricevuto anche ottime critiche il nuovo film del regista greco Yorgos Lanthimos, The Killing of a Sacred Deer (Concorso), che vede protagonisti Colin Farrell e Nicole Kidman.

Un thriller psicologico con risvolti horror che vede al centro una famiglia formata dal padre, Steven (Farrell), un chirurgo, sua moglie Anna (Kidman), medico oftalmico, e i due figli di 14 e 12 anni. La situazione inizia a diventare inquietante quando in famiglia arriva Martin, il figlio di un paziente morto durante un'operazione fatta proprio da Steven che, sentendosi in colpa, decide di accoglierlo in casa. Tra i due si instaura una relazione inquietante che diventa ancora più preoccupante quando i figli di Steven cominciano ad ammalarsi, incapaci di mangiare o camminare, e si capisce che Martin sta mettendo in pratica una assurda e subdola vendetta, mettendo così Steven di fronte a una scelta terribile.

Il film presenta scene molto crude e dirette fin dall'apertura, con un intervento a cuore aperto e pulsante in primo piano, ma Yorgos Lanthimos, regista di The Lobster (Premio della Giuria a Cannes 2015) non è nuovo a film surreali dai risvolti inquietanti. "Il racconto è globalmente duro, ma non lo è in ogni suo singolo momento", ha spiegato il regista, "anche perché non ho voluto trattare la materia narrativa con tono grave, anzi ho ripetuto al cast che stavamo facendo un film comico e che sul set dovevamo divertirci".
In The Killing of a Sacred Deer si parla con crudezza del tema del sacrificio ma il regista non voleva dare nessuna risposta al pubblico e se ne cercate una non chiedete a lui. "Il mio film non dà risposte, la spiegazione di quello che accade lo spettatore non lo saprà mai e neppure io lo so per cui è una domanda che dovrai portare con te", ha dichiarato Lanthimos, "Non so se ho un mio concetto di sacrificio, per il momento sto esplorando l'idea di giustizia, delle scelte che la natura umana è portata a compiere. Il senso di sacrificio è qualcosa che appartiene alla religione e alla mitologia greca, infatti anche il titolo allude all'Ifigenia di Euripide, non è un mio concetto, appartiene all'umanità".
Una sceneggiatura che ha conquistato subito una bravissima, biondissima e bellissima Nicole Kidman. "Mi ha ipnotizzata. Yorgos ha un modo particolare di creare le scene e guidarti sul set", ha raccontato l'attrice, "In altri tempi forse ne avrei avuto paura, quando valuti una proposta scegli il regista e ti assumi dei rischi, perché per quanto hai potere contrattuale e per quanto cerchi di controllare, sei nelle sue mani, e per un attore la scelta di farlo è sempre molto difficile. Io mi sono lasciata andare, volevo provare altre cose. Il suo lavoro è diretto, molto fisico, non racconta, non vuole essere distratto da altro e così mi sono messa al servizio di questa storia che scava ed esplora la condizione umana quando ha a che fare con la colpa e il sacrificio".

Nicole Kidman quest'anno è la vera regina del Festival di Cannes, presente con ben quattro film (The Beguiled di Sofia Coppola, la serie Top of the Lake di Jane Campion, How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell, e il film di Lanthimos). "Quattro film al festival? E' una coincidenza, certamente non immaginavo accadesse", ha dichiarato l'attrice, "Ma a questo punto della mia vita cerco di rimanere aperta e disponibile a provare esperienze nuove, cerco di comportarmi come se fossi sempre a inizio carriera, amo le sfide e voglio sostenere cineasti in cui credo o un'amica come Jane Campion, che conosco da quando avevo 14 anni. Penso sempre di avere ancora 21 anni e di essere all'inizio della mia carriera. Mi piace l'idea di continuare a esplorare il mondo e la condizione umana. Nutro una forte passione per ciò che faccio e non ho bisogno di lavorare ma lo faccio perché mi piace".
E noi la ringraziamo per questo.
-

Presentato, sempre in Concorso, il nuovo film di Michael Haneke, Happy End, che vede protagonista Isabelle Huppert, e un cast che comprende anche Jean-Louis Trintignant, Toby Jones, e Mathieu Kassovitz.

Ambientato nei dintorni di Calais, punto di transito caldo per i rifugiati, il film è un ritratto di una famiglia altoborghese che ha perso tutti i valori, e fa da specchio a una società falsa, infelice ed egoista.

Due volte vincitore della Palma d'Oro, l'ultima con Amour nel 2012, che era stato anche l'ultimo film girato da  Michael Haneke, uno che a Cannes è di casa. Così come la sua protagonista, la sempre brava Isabelle Huppert.
"Ho impiegato quasi cinque anni a fare un nuovo film dopo Amour", ha raccontato il regista, "stavo lavorando a un altro progetto, Flashmob, che poi non è andato in porto. Così ho travasato alcuni elementi di quel film in Happy End". Un film ambientato in Francia ma che poteva essere ambientato in qualsiasi altro posto, perché non parla di una specifica società francese ma di tutti. "Non potevo non parlare della società del nostro tempo, del nostro modo di vivere autistico, dell'accecamento", ha detto Haneke, "E' qualcosa che io personalmente sperimento tutti i giorni. Non credo che questo film sia diverso dagli altri miei lavori, parlo sempre del comportamento umano e della comunicazione".
Elogi per Haneke arrivano dalla sua protagonista, Isabelle Huppert, che proprio grazie a un film del regista, La Pianista, vinse il premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes 2012. "Il suo cinema è molto vario", ha dichiarato l'attrice, "ci sono film intimi, film più politici come questo, altri di taglio storico come Il nastro bianco. Nel suo modo di lavorare c'è una grande precisione a partire dalla sceneggiatura e questo, al contrario di quello che si pensa, rende più liberi gli attori".

Il film non ha convinto del tutto la critica, è stato accolto in modo freddo dalla stampa. In Italia arriverà in autunno.

domenica 21 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 5

Domenica interessante al festival, tra Concorso e la sezione Un Certain Regard, che oggi parla italiano.

Presentato in Concorso il secondo film targato Netflix, si tratta di The Meyerowitz Stories, nuovo film di Noah Baumbach con un cast stellare: Dustin Hoffman, Adam Sandler, Ben Stiller e Emma Thompson.

Al centro del film c'è il personaggio di Dustin Hoffman, professore d'arte e scultore in pensione. Intorno a lui si muovo i suoi tre figli - Ben Stiller, Adam Sandler e Elizabeth Marvel - avute con donne diverse, la nipotina che sogna di fare la regista, e l'attuale compagna (Emma Thompson), hippy e dedita all'alcol. Rapporti complicati, gelosie, difficoltà di relazioni, quando il patriarca della famiglia finirà in ospedale, tutti i figli dovranno affrontare una volta per tutte il rapporto con il padre.

Felicità dal parte della stampa che finalmente ha assistito a una conferenza molto divertente. Tra battute, ironia e la faccia impassibile di Dustin Hoffman a rendere il tutto ancora più surreale. come quando ha colto in contropiede una giornalista che ha definito il film "interessante", l'attore ha risposto: "Non è la parola giusta. Così si capisce che non le è piaciuto, dica la verità".

Parlando del film, il regista ha analizzato i temi, ricorrenti nelle sue pellicole, e i personaggi di questo film. "La dinamica tra genitori e figli è interessante e molti dei miei film affrontano, il divario tra quello che vorremmo essere e quello che siamo", ha spiegato Baumbach, "Se poi si parla di successo professionale, fama e affermazione artistica c'è parecchio da dire. Il film, attraverso i personaggi, si chiede che cosa significa il successo. Il personaggio di Sandler sente di aver fallito nella vita anche se è un ottimo padre, perché questo tipo di riuscita nella sua famiglia non conta. Quello di Ben Stiller invece, anche se è bravo nel suo lavoro, si sente un fallito perché non è un artista come il padre, che a sua volta però è convinto che la sua arte non ha avuto abbastanza fama. Sono tutte dinamiche familiari che conosco ma certo ci vogliono diciott'anni di analisi per comprenderle!".

Inevitabili gli elogi da parte degli attori verso Dustin Hoffman, in particolare Ben Stiller ha dichiarato: "Non ho mai preso alla leggera essere alla presenza di Dustin sul set. Lui è stato un modello e un’ispirazione, ed è anche una persona divertente e generosa, ma non puoi evitare di sentirti frustrato dal suo curriculum. Quando siamo a cena lui potrebbe tirare fuori in ogni momento aneddoti incredibili! Lavorare con lui è un enorme privilegio, è stato un modello e un riferimento per me fin da quando ero piccolo". Complimenti a cui Hoffman ha risposto in maniera tutt'altro che seria. "Mi sento male ogni volta che qualcuno dice che è cresciuto con i miei film", ha detto l'attore, "vi prego alzi la mano chi è più vecchio di me in questa sala. Io avrei voluto interpretare uno dei due figli, quando ho letto la sceneggiatura mi sono detto: non voglio fare un altro vecchio".

Una sceneggiatura che ha colpito subito gli attori. "La scrittura di Noah è precisa, unica, il suo stile è personale", ha dichiarato Ben Stiller, alla sua quarta collaborazione col regista, "dalle riprese, al montaggio, al risultato finale. E mi sento orgogliosi di far parte di questo lavoro". "Già... tanto che abbiamo lavorato tutti gratis", è intervenuto Dustin Hoffman sempre in modo poco serio, "Noah è molto esperto, dovevamo recitare i suoi dialoghi parola per parola, ci piacesse o meno: era dai tempi de Il Laureato che mi capitava qualcosa del genere, ma è stato giusto, perché c’è una musicalità unica nella sua scrittura. Non so se vorrò ancora lavorare con lui, ma non si può di certo negare suo talento".
Anche Emma Thompson si è trovata molto bene sul set, incuriosita dai colleghi e dal ruolo. "In questo cast siamo tutti anche comici e questo fa la differenza, puoi dire qualcosa di molto serio anche con la commedia", ha detto l'attrice, affascinata dal suo personaggio, "Ha qualcosa di esotico e di affascinante, forse perché sono inglese. Non avevo idea di quel che ne sarebbe venuto fuori. Ho dovuto interpretare un’americana... cosa non facile. E un’alcolizzata, cosa molto più facile! e la cosa mi ha rilassato, perché un’americana alcolizzata sarebbe stata meno impegnativa".

E' stata ovviamente affrontata la polemica Netflix. ad aprire e chiudere velocemente la questione ci ha pensato Dustin Hoffman: "A casa ho una tv con uno schermo molto grande". Battuta a cui il Baumbach ha risposto: "Abbiamo risolto, andiamo tutti a vedere il film nel salotto di Dustin".
-

Un Certain Regard nel segno dell'Italia oggi con la presentazione del nuovo film di Sergio Castellitto, Fortunata, con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi e Edoardo Pesce.

Il film racconta la storia di Fortunata (J.Trinca), una donna dalla vita complicata e indaffarata. Madre di una bambina di otto anni, con un matrimonio fallito sulle spalle, abita a Tor Pignattara e fa la parrucchiera a domicilio in giro per la città, entrando nelle case di famiglie benestanti. Il suo sogno è aprire un negozio tutto suo e sa che per farlo deve lavorare ed essere dura, ferma. Pronta a tutto, Fortunata non aveva messo in conto l'arrivo di un uomo che la vedrà per quello che è.

Annunciando la presenza del film a Cannes, gli organizzatori del festival l'avevano paragonato (con le dovute precauzioni del caso) a Mamma Roma di Pasolini. In comune i due film hanno solamente la provincia romana e una protagonista donna forte e decisa. In generale il film, scritto da Margaret Mazzantini (scrittrice e moglie di Castellitto) è molto lontano dal capolavoro di Pasolini, niente realismo, Castellitto ha messo in piedi un opera colorata, rumorosa, un po' coatta, eccessiva, e anche un po' "pop".

"È un film popolare, così intendevo partorire Fortunata", ha dichiarato il regista, "Fortunata è un aggettivo qualificativo femminile singolare. Ma è anche il nome di una donna. E soprattutto un destino. E non è detto che quel destino uno se lo meriti. La drammaturgia di questa storia è suggerita direttamente dai personaggi. È Fortunata stessa, la sua natura primordiale e sconnessa ad indicare la composizione della storia. I fatti, i colpi di scena, sono frutto naturale e inevitabile del comportamento di lei. Perché la vita materiale di questa donna ne nasconde un’altra, fatta di psiche, sogni rimossi, un disegno misterioso che si comporrà".
Molto brava Jasmine Trinca, con un look molto diverso dal solito. "In Fortunata sono una madre di cui avevo un esempio diretto, anch'io vengo da una quartiere popolare, l’attaccamento alle radici è saldo", ha raccontato l'attrice, "Fortunata è un po' una disgraziata, combatte contro la fatica di vivere. Sergio mi ha lasciato la libertà di cercare Fortunata dentro di me. Un personaggio senza pudori, senza protezioni, consapevole di essere sbagliata, portatrice di una grande sofferenza che magari neanche conosce a fondo. La bellezza è la sua voglia di riscattarsi come donna, al di là della sua ovvia ignoranza".

Il film è uscito nelle sale il 20 maggio.

sabato 20 maggio 2017

Festival di Cannes 2017 - giorno 4

In Concorso arriva la satira del regista svedese Ruben Östlund con il suo The Square.

Al centro del film c'è Christian, curatore di un museo d'arte moderna e contemporanea di Stoccolma, ricco e snob, a cui una mattina, mentre si reca a lavoro, rubano il portafoglio e cellulare. Grazie al satellite riesce a rintracciare il cellulare e decide così di recarsi nel quartiere periferico e nel palazzo, un grosso edificio di una quindicina di piani e tanti appartamenti tutti uguali, dove abita il ladro. Per Christian in quel palazzo sono tutti colpevoli e così scrive una lettera a ogni condomine per chiedere indietro le sue cose.

Il titolo, The Square, non si riferisce a una piazza ma a un quadrato, cioè a un opera d'arte quadrata che Christian acquista con i soldi di una donazione. L'opera in realtà è un semplice quadrato a terra in cui c'è una targa con la scritta "Il Quadrato è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno tutti dividiamo gli stessi diritti e doveri". Un'opera che grida all'uguaglianza e che fa da contrasto al comportamento dello snob Christian verso la gente.

Satirico, umoristico e surreale, il regista Ruben Östlund prende di mira il mondo dell'arte (moderna e contemporanea) e soprattutto quella classe sociale privilegiata e un po' snob che vive distaccata dal mondo "normale", ma il protagonista del film non è un cattivo, bensì una rappresentazione umana in cui lo spettatore può ritrovarsi.

"Nel 2008 in Svezia è nato il primo quartiere a porte chiuse, a cui possono accedere solo i residenti", ha raccontato Östlund, "Si tratta di un esempio estremo che ci mostra come le classi privilegiate si isolino sempre più da ciò che le circonda. E' anche uno dei molti segnali dell'individualismo crescente nelle nostre società, con il crescere del divario tra ricchi e poveri. Anche in Svezia, considerato uno dei paesi più egualitari del mondo, la disoccupazione crescente e la paura di perdere il proprio status portano le persone a diffidare degli altri e a non aiutarsi".

Nel cast figurano anche Elisabeth Moss e Dominic West. Il film ha avuto una buona accoglienza.
-

Presentato nella sezione Un Certain Regard il film Wind River, di Taylor Sheridan, con due "Avengers", Jeremy Renner e Elizabeth Olsen.

Una storia ambientata nella frontiera, con il cacciatore Cory Lambert che scopre il cadavere di una ragazza in una riserva indiana. A indagare sull'accaduto viene mandata l'inesperta agente dell'F.B.I. Jane Banner. I due si inoltreranno in un mondo crudo e violento in cui metteranno a rischio le proprie vite.
-

Presentato anche il cortometraggio Come Swim, debutto alla regia di Kristen Stewart. Corto che, con uno stile particolare, quasi "impressionista", racconta la vita di un uomo.