sabato 15 luglio 2017

The War: Il Pianeta delle Scimmie - La Recensione

"Koba: Koba combatte per scimmie.
Cesare: Koba combatte per Koba."

Koba non è più un problema. E' passato. Sedate le faide interne, Cesare ha un altro problema adesso. La sopravvivenza.
Braccati, inseguiti e sterminati dal Colonnello McCullough, le scimmie dovranno fare affidamento solo su loro stesso per riuscire a non scomparire. Una cornice pura ed innevata, che non rimarrà tale per molto.
Un film che ha usa le scimmie e la guerra come mezzi, quando in realtà, a parla di Umanità, quella con la U maiuscola, non come specie, ma come valore.

Una trilogia, per definizione, prevede una climax ascendente. Qui, oltre all'epicità, ad aumentare è la scala degli eventi, che coinvolge prima un uomo, poi un nutrito gruppo di persone, poi l'intero genere umano. In questo capitolo viene mostrata tutta la razionalità e l'affettività dei primati, se così possono essere chiamati. Matt Reeves li pone di nuovo davanti ad una sfida difficilissima, questa volta rappresentata dal Colonnello.
Con riferimenti non troppo velati ad Ape-pocalypse Now, con Woody Harrelson che in alcuni momenti fa il verso al caro vecchio Kurtz, senza scomodare paragoni inappropriati. Il regista statunitense scava con entrambe le mani in quell'immaginario bellico, rendendo però, nonostante il titolo emblematico del film, la guerra solo una delle mille sottotrame. Il film è un pozzo di citazioni ed easter eggs, a partire da Schindler's List, fino ad arrivare agli inevitabili collegamenti con Il Pianeta Delle Scimmie del 1968, tutti molto eleganti e raffinati.

Il film è diviso in due sequenze molto nette, una in viaggio, con un "A-Team" scimmiesco in missione, la seconda parte, invece, scambia la mobilità con l'approfondimento, rimanendo fissa in un luogo e scavando nella psiche dei personaggi. Cesare è ancora il leader risoluto, ma qualcosa, dopo il dissidio con Koba si è rotto. Un imprevisto metterà a dura prova le sue convinzioni e dovrà lottare contro il suo istinto per rimanere integerrimo come lo abbiamo visto finora. L'incontro con un'umana atipica lo costringerà a rivedere la rotta che stava seguendo.


Il film è visivamente perfetto. La fotografia mescola sapientemente giochi di luce ed ombra, con inquadrature aperte nella neve, rotte dal colore forte delle scimmie, oppure lunghe scene notturne sapientemente illuminate. A sostenere l'impatto visivo c'è una scrittura solida, con un apparato "filosofico" ed etico che si fa più spesso rispetto ai capitoli precedenti. Dopotutto ci sono in ballo storie di estinzione.

Il tema musicale è iconico, grazie alla mente di Michael Giacchino, che ha composto una Soundtrack di tutto rispetto, incalzante nei momenti di tensione, soave quando necessario. Mescolato alla presenza di Jimi Hendrix, che contribuisce a riportare le sfumature verso il Vietnam.
Una sequenza iniziale perfetta nella giungla, con scritte su elmetti militari, altra reference poco nascosta, introduce lo spettatore nel clima perfetto.

Il resto del film è incartato magistralmente per completare un film che è la giusta conclusione ad un trilogia importante. Un gran crescendo giusto al suo punto più alto. L'epopea di Cesare e del suo branco non farà storia probabilmente, ma merita un posto nell'olimpo delle grandi saghe. Il tutto grazie ad un grande mix di qualità e spettacolarità che non hanno mai cercato di abbassare il livello con la soluzione più facile.

giovedì 13 luglio 2017

Emmy 2017: le nomination

Sono state annunciate oggi alle 17:30, ora italiana, le nomination per la prossima edizione degli Emmy Awards, gli "Oscar della televisione".
Poche sorprese, con le molte nomination ottenute da grandi successi della stagione come Big Little Lies, Feud e This Is Us, ma c'è anche posto per Westworld e Better Call Saul.

La premiazione avverrà il 27 Settembre prossimo al Microsoft There, condotti da Stephen Colbert.

Qui di seguito la lista delle principali categorie, potete trovare la lista completa delle nomination sul sito ufficiale degli Emmy.

Comedy Series
Atlanta
Black-ish
Master of None
Modern Family
Silicon Valley
Unbreakable Kimmy Schmidt
Veep

Limited Series
Big Little Lies
Fargo
Feud: Bette and Joan
The Night Of
Genius

Drama Actress
Viola Davis (“How to Get Away with Murder”)
Claire Foy (“The Crown”)
Elisabeth Moss (“The Handmaid’s Tale”)
Keri Russell (“The Americans”)
Evan Rachel Wood (“Westworld”)
Robin Wright (“House of Cards”)

Drama Actor
Sterling K. Brown (“This Is Us”)
Anthony Hopkins (“Westworld”)
Matthew Rhys (“The Americans”)
Liev Schreiber (“Ray Donovan”)
Kevin Spacey (“House of Cards”)
Milo Ventimiglia (“This Is Us”)
Bob Odenkirk (“Better Call Saul”)

Comedy Actress
Pamela Adlon (“Better Things”)
Jane Fonda (“Grace and Frankie”)
Allison Janney (“Mom”)
Ellie Kemper (“Unbreakable Kimmy Schmidt”)
Julia Louis-Dreyfus (“Veep”)
Tracee Ellis Ross (“Black-ish”)
Lily Tomlin (“Grace and Frankie”)

Comedy Actor
Anthony Anderson (“Black-ish”)
Aziz Ansari (“Master of None”)
Zack Galifinakis (“Baskets”)
Donald Glover (“Atlanta”)
William H. Macy (“Shameless”)
Jeffrey Tambor (“Transparent”)

Limited Series Actress
Carrie Coon (“The Leftovers”)
Felicity Huffman (“American Crime”)
Nicole Kidman (“Big Little Lies”)
Jessica Lange (“Feud: Bette and Joan”)
Susan Sarandon (“Feud: Bette and Joan”)
Reese Witherspoon (“Big Little Lies”)

Limited Series Actor
Riz Ahmed (“The Night Of”)
Benedict Cumberbatch (“Sherlock: The Lying Detective”)
Robert De Niro (“The Wizard of Lies”)
Ewan McGregor (“Fargo”)
Geoffrey Rush (“Genius”)
John Turturro (“The Night Of”)

Television Movie
Black Mirror: San Junipero
Dolly Parton’s Christmas Of Many Colors: Circle Of Love
The Immortal Life Of Henrietta Lacks
Sherlock: The Lying Detective (Masterpiece)
The Wizard Of Lies

Supporting Actress in a Drama
Uzo Aduba (Orange Is The New Black)
Millie Bobby Brown (Stranger Things)
Ann Dowd (The Handmaid’s Tale)
Chrissy Metz (This Is Us)
Thandie Newton (Westworld)
Samira Wiley (The Handmaid’s Tale)

Supporting Actor in a Drama
Jonathan Banks (Better Call Saul)
David Harbour (Stranger Things)
Ron Cephas Jones (This Is Us)
Michael Kelly (House Of Cards)
John Lithgow (The Crown)
Mandy Patinkin (Homeland)
Jeffrey Wright (Westworld)

Supporting Actress in a Comedy
Vanessa Bayer (Saturday Night Live)
Anna Chlumsky (Veep)
Kathryn Hahn (Transparent)
Leslie Jones (Saturday Night Live)
Judith Light (Transparent)
Kate McKinnon (Saturday Night Live)

Supporting Actor in a Comedy
Louie Anderson (Baskets)
Alec Baldwin (Saturday Night Live)
Tituss Burgess (Unbreakable Kimmy Schmidt)
Ty Burrell (Modern Family)
Tony Hale (Veep)
Matt Walsh (Veep)

Supporting Actress in a Limited Series or Movie
Judy Davis (Feud: Bette And Joan)
Laura Dern (Big Little Lies)
Jackie Hoffman (Feud: Bette and Joan)
Regina King (American Crime)
Michelle Pfeiffer (The Wizard Of Lies)
Shailene Woodley (Big Little Lies)

Supporting Actor in a Limited Series or Movie
Bill Camp (The Night Of)
Alfred Molina (Feud: Bette And Joan)
Alexander Skarsgard (Big Little Lies)
David Thewlis (Fargo)
Stanley Tucci (Feud: Bette and Joan)
Michael Kenneth Williams (The Night Of)

mercoledì 12 luglio 2017

Black Panther - da EW, 20 nuove immagini dal film

Il prossimo febbraio arriverà nelle sale il film della Marvel Black Panther, dedicato interamente al personaggio di Pantera Nera, che abbiamo già conosciuto in Captain America: Civil War.

A vestire i panni di T'Challa / Pantera Nera tornerà Chadwick Boseman, accompagnato da un cast di alto livello: Michael B. Jordan, Lupita Nyong’o, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Angela Bassett, Forest Whitaker, Andy Serkis, e Sterling K. Brown. Il film è diretto da Ryan Coogler (Creed).

In attesa di vedere il film, da EW ecco 20 nuove immagini.





















venerdì 7 luglio 2017

Spider-Man: Homecoming - la recensione

Era il 2002 quando Sam Raimi uscì in sala con il primo Spiderman e il 2004 quando con Spiderman 2 stupiva con uno dei migliori cinecomic di sempre.
Oggi, nel 2017, l'arrampicamuri torna a casa, alla Marvel, di cui è sempre stato simbolo, e agli Avengers di cui è, nei fumetti, uno dei più importanti e amati componenti.
Avevamo già potuto avere una preview in Civil War, ma è innegabile che il vero banco di prova per Tom Holland sarebbe stato lo stand alone dedicato a Peter Parker. Quindi, prova superata?


Che si assisterà a un film divertente e soddisfacente per quanto riguarda la trasposizione del personaggio, lo si capisce praticamente subito, con l'apertura dedicata al videoblog girato da Peter nel suo viaggio con i "grandi" a Berlino, in un simpaticissimo dietro le quinte di quanto visto in Civil War
La storia inizia immediatamente dopo quegli avvenimenti e veniamo subito catapultati nella doppia vita di Peter Parker, adolescente un po' sfigato, con un migliore amico nerd, un bulletto che lo tormenta e la bella ragazza di cui è innamorato, ma allo stesso tempo in quella di Spiderman, supereroe ancora inesperto e acerbo, che vorrebbe disperatamente essere un membro degli Avengers ma che viene totalmente ignorato da Tony Stark, che gli assegna un "babysitter" (simpaticissime a questo proposito le gag riferite alla giovane età di Peter, su cui spicca il "protocollo triciclo").

Tom Holland è bravissimo e a suo agio nel personaggio, nonostante abbia 20 anni è credibilissimo come quindicenne e in generale tutti i comprimari sono azzeccati. Ciò che più colpisce, e che sicuramente farà contenti i fan duri e puri del fumetto, è come questa nuova versione cinematografica sia finalmente fedele al Peter Parker cartaceo. Saltando l'ennesima riproposizione delle origini, con tanto di ragno radioattivo e di morte dello zio Ben, si punta tutto sulla dicotomia Peter/Spiderman, vero punto fermo del personaggio fumettistico: un supereroe con super problemi, perché non c'è differenza fra Peter e Spiderman, e questo è rappresentato perfettamente, rendendo senza dubbio Tom Holland il miglior Spiderman di sempre.

Certo, i film di Raimi avevano sicuramente una regia superiore, qui dove Jon Watts svolge un buon lavoro senza particolari picchi artistici, come comunque spesso accade all'interno del MCU (con eccezioni illustri per quanto riguarda i Guardiani di James Gunn o gli Avengers di Whedon, ma anche il primo Thor di Branagh).
Il film però è scritto molto bene e dimostra che le fondamenta sono solidissime, piazzando anche una serie di colpi di scena niente male e mescolando sapientemente le citazioni sia dai precedenti film che dalle varie versioni fumettistiche (in particolare il migliore amico di Peter che ricorda da molto vicino l'amico di Miles Morales, lo Spiderman alternativo, o il bullo rappresentato come nell'universo Ultimate), permettendosi anche di svecchiare il personaggio di zia May (Marisa Tomei, bellissima) senza che la caratterizzazione ne risenta minimamente.
Punto in più per quanto riguarda il villain, l'Avvoltoio, interpretato da un grandissimo Michael Keaton: non solo è apprezzabile (e anche divertente) la strizzata d'occhio al ruolo interpretato da Keaton in Birdman, ma è evidente che si è andati oltre al solito piatto villain che si vede nei film del MCU. Keaton ha una grandissima presenza scenica e ogni volta che è sullo schermo un brivido attraversa lo spettatore, ma anche la sua scrittura è molto curata, con un piano chiaro e sensato e una psicologia curata.

Non siamo di fronte a un capolavoro, sia chiaro, è uno dei migliori film Marvel (ma ormai bisogna dire che Kevin Faige e soci difficilmente sbagliano un colpo) e sicuramente è lo Spiderman che tutti aspettavano.

E, a proposito di attese, non dimenticate di rimanere fino alla fine dei titoli di coda, per una delle migliori scene post credit di sempre!

sabato 1 luglio 2017

Nastri d'Argento 2017 - vince La Tenerezza di Gianni Amelio!

Rivelati i vincitori dei Nastri d'Argento 2017, a trionfare è La Tenerezza.

Quattro Nastri per il film di Gianni Amelio, miglior film, regia, attore protagonista (Renato Carpentieri) e migliore fotografia. Un film che, grazie anche a un cast notevole (Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi), ha avuto un ottimo successo sia di pubblico che di critica.

Il film più premiato di questa edizione però è stato Indivisibili, di Edoardo de Angelis, che si è portato a casa ben cinque Nastri "tecnici".

Dopo il premio di Cannes, Jasmine Trinca vince anche il Nastro d'Argento come migliore attrice per il film Fortunata. Per lo stesso film è stato premiato anche Alessandro Borghi come migliore attore non protagonista. Sono due invece le vincitrici del Nastro come migliore attrice non protagonista, Sabrina Ferilli (Omicidio all’italiana) e Carla Signoris (Lasciati andare), entrambe premiate per due commedie.

Come già annunciato mesi fa, Monica Bellucci è stata premiata con il Nastro d’argento europeo per On the milky road – Sulla via lattea ,di Emir Kusturica, mentre alla serie The Young Pope di Paolo Sorrentino è stato assegnato il premio Opera dell'anno.

La cerimonia di consegna si svolgerà questa sera nello storico Teatro di Taormina ma sarà mandata in onda su Rai Uno il 14 luglio in seconda serata.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior Film
La tenerezza di Gianni Amelio

Miglior regista
Gianni Amelio per La tenerezza

Miglior regista esordiente
Andrea De Sica per I figli della notte

Miglior commedia
L’ora legale di Ficarra e Picone

Miglior produttore
Attilio De Razza per L’ora legale e Pier Paolo Verga per Indivisibili

Miglior soggetto
Nicola Guaglianone per Indivisibili

Migliore sceneggiatura
Francesco Bruni per Tutto quello che vuoi

Migliore attore protagonista
Renato Carpentieri per La tenerezza

Migliore attrice protagonista
Jasmine Trinca per Fortunata

Migliore attore non protagonista
Alessandro Borghi per Fortunata e Il più grande sogno

Migliore attrice non protagonista
Sabrina Ferilli per Omicidio all’italiana; Carla Signoris per Lasciati andare

Migliore fotografia
Luca Bigazzi per La tenerezza e Tutto quello che vuoi

Migliore scenografia
Marco Dentici per Fai bei sogni e Sicilian Ghost Story

Migliori costumi
Massimo Cantini Parrini per Indivisibili

Migliore montaggio
Francesca Calvelli per Fai bei sogni

Migliore sonoro in presa diretta
Alessandro Rolla per Fortunata

Migliore colonna sonora
Enzo Avitabile per Indivisbili

Migliore canzone originale
Abbi pietà di noi di Enzo Avitabile per Indivisibili

Opera dell’anno
The Young Pope di Paolo Sorrentino

Nastro d’argento alla carriera
Roberto Faenza per La verità sta in cielo

Nastro d’argento europeo
Monica Bellucci per On The Milky Road – Sulla via Lattea

Nastro d’argento Speciale
Giuliano Montaldo per Tutto quello che vuoi

venerdì 30 giugno 2017

Okja - la recensione

Con l'avvento e la diffusione di Netflix, tanti nomi del cinema e della televisione si sono avvicinati alla piattaforma. Uno di questi, che spicca per importanza, è sicuramente quello di Bong Joon Ho. Il regista coreano, creatore di Snowpiercer, ha diretto, per Netflix il film Okja.

Nel 2007 per cercare di far fronte al sovrappopolamento e, quindi, alla conseguente scarsità di cibo, la Mirando Corp. decide di sviluppare una nuova specie animale, il "super-maiale". Sono animali geneticamente modificati e, per acclimatare il pubblico alla novità, vengono affidati a 26 allevatori nel mondo. A 10 anni dalla consegna, i maiali verranno valutati ed il più grande verrà premiato in pompa magna a New York. Okja è la maialina affidata ad un agricoltore coreano, la quale crea un legame speciale con Mija, la nipotina del contadino. Tra concorsi di bellezza per maiali, associazioni per i diritti animali, megacorporazioni malvagie, il film si intride di dolcezza, quanto di azione, perché i problemi non mancheranno. Il rapporto tra Mija e Okja viene messo a dura prova.

Dopo accesissime polemiche a Cannes, con critiche sprezzanti da parte della giuria, arriva, il film in contemporanea mondiale sulla piattaforma. La proiezione al Festival venne interrotta per quello che è stato definito un problema tecnico. Accompagnato anche da fischi e versi di disapprovazione, successivamente la kermesse francese ha emesso un comunicato di scuse per le difficoltà tecniche.

Ora che è disponibile per tutto il pubblico, dispiace che sia stato accompagnato da gravi difficoltà e osteggiato, perché Okja è davvero un buon film. Con paesaggi pittoreschi, messaggi di amore per il pianeta ed una storia dolceamara, si configura quasi con un Live Action dello Studio Ghibli.
La sceneggiatura è lineare, non perde tempo, se non per costruire l'affetto tra Okja e la ragazza, mantenendo un tono quanto più disilluso possibile.

Il film, co-produzione americana-coreana, gode di nomi di primissimo livello, che interpretano personaggi fumettosi e molto caratterizzati.
Paul Dano nella solita forma smagliante, Jake Gyllenhall insolitamente cartoonesco, la giovanissima Han Seo-hyun al debutto in una produzione occidentale, ma anche Giancarlo Esposito e l'eccelsa Tilda Swinton e tanti altri, confezionano un pantheon di caricature che accompagnano lo spettatore dall'inizio alla fine senza annoiare.

"Ready or not, here I come", questo è l'urlo di Netflix all'industria cinematografica mondiale.

mercoledì 28 giugno 2017

American Gods (Stagione 1) - la recensione

La serie tratta dal romanzo culto American Gods è stata certamente una delle serie più attese dell'anno, una delle più attese di sempre fin da quando, nel 2011, ne annunciarono la produzione per il canale statunitense Starz (lo stesso di Spartacus, ma anche di un altro adattamento dal cartaceo, ovvero Outlander). I nomi coinvolti, poi, non hanno fatto che acuire la curiosità e aumentare l'hype, soprattutto se si considera che Bryan Fuller, showrunner designato (e lo stesso autore Neil Gaiman come produttore esecutivo) può vantare non solo una carriera decisamente interessante, ma anche un'appassionata fanbase.


Nel corso degli otto episodi che compongono questa prima stagione, assistiamo, possiamo dire, a quello che è un lungo incipit, una sorta di assaggio di quanto vedremo in futuro, uno spiraglio su quello che una storia e un romanzo come American Gods può riservare.
La trama è più o meno nota: il riservato Shadow Moon viene rilasciato di prigione qualche giorno prima del previsto perché sua moglie Laura è morta in un incidente stradale; durante il viaggio in aereo per tornare a casa e assistere al funerale, si imbatte nel misterioso Mr Wedsnday che lo assume come guardia del corpo e autista, portandolo in giro per la periferia degli Stati Uniti per assoldare gli Antichi Dei, unendoli in una battaglia contro le moderne divinità del denaro e della tecnologia.

Con una premessa apparentemente semplice, quasi lineare, il romanzo di Gaiman si snodava in una lunga storia on the road, dove antiche leggende, miti, mondi nascosti e una certa dose di fantasy si intrecciavano con una delle più interessanti disamine della società americana mai scritte, dove l'occhio esterno di Gaiman, un inglese trapiantato in America, focalizzava in maniera lucida e diretta le più grandi virtù e i più sudici vizi di un paese costruito sull'immigrazione e la coesistenza di diverse culture.
Nonostante sia stato pubblicato nel 2001, American Gods riesce a essere ancora straordinariamente attuale e questo Bryan Fuller lo sa perfettamente, sfruttandone appieno il potenziale politico nell'America di Trump dei giorni nostri. 

I tempi dilatati, la “storia nella storia”, le vicende apparentemente slegate fra loro, presenti nel romanzo, sembrano allo stesso tempo uscire dalla mente di un autore come Fuller che fa del visionario, della regia attenta al dettaglio, dello slow motion e della fotografia piena di contrasti il suo marchio di fabbrica. Saltano subito all'occhio richiami visivi ad Hannibal, il suo ultimo lavoro, ma anche ai precedenti Pushing Daisies, con il racconto nel racconto, e all'umorismo macabro che caratterizzava Dead Like Me. Ed è allo stesso tempo molto diverso da tutti i suoi precedenti lavori, perché molte scelte visive sono chiaramente ispirate ai fumetti di Gaiman e in particolare ad alcuni fra gli albi più colorati di Sandman, tanto che non risulterebbe strano se nel pantheon di antichi e nuovi Dei facessero la loro comparsa anche gli Eterni, protagonisti del fumetto in questione.

Anche la scelta del cast era importantissima per poter riproporre sullo schermo un romanzo che ha nel suo essere principalmente visione più che semplice scrittura. 
Ian McShane giganteggia nei panni di Mr Wedsnday, perfetto nel restituire allo spettatore la sensazione che, dietro le sue parole, ci sia sempre dell'altro, che nulla dei suoi gesti è casuale, che nonostante non ci si possa fidare di lui qualcosa ci attira irrimediabilmente. Shadow, il Ricky Whittle già visto nella serie The100, risulta irrimediabilmente penalizzato nel confronto continuo con McShane, ma riesce comunque a trasportare su schermo la confusione di un personaggio non facile, in quanto estremamente riservato e silenzioso, di cui è semplice comunicare pensieri e sensazioni sulla carta, ma molto difficile farlo on video. 
Simbolo, tuttavia, della riuscita di questa trasposizione è la Media di Gillian Anderson, trasformista capace di passare con disinvoltura da Lucille Ball a David Bowie, da Marilyn Monroe a Judy Garland, cambiando non solo aspetto, ma modo di parlare, di muoversi, cambiando anche il mondo che la circonda.


Molto del fascino di questa prima stagione è principalmente visivo, infatti, perché il viaggio non è che appena iniziato e tutto è ancora davanti a Shadow e allo spettatore. Molti hanno storto (e storceranno) il naso di fronte alla lentezza della trama, alle frequenti digressioni, ma poco si può fare, American Gods non era un romanzo di intreccio, era un romanzo di mente, una storia fatta di altre storie, di personaggi che raccontano, di arrivi in America, di leggende e mitologia, in questo la serie è estremamente fedele alla controparte cartacea, tanto che i lettori si sono ritrovati più volte a guardare scene e dialoghi identici a quelli del romanzo.

Non è una serie per tutti, bisogna venire a patti con una trama dilatata, con i momenti in cui ci si sente confusi, in cui è lo spettatore, così come fu il lettore, a dover mettere insieme i pezzi.
Il finale di stagione rivela, ma non spiega, lasciando la sensazione di non aver ancora visto niente, eppure di aver visto qualcosa di magnifico. 
E ci invita ad avere fede.


Mr. Wednesday: Do you believe?
Shadow: I believe.
Mr. Wednesday: What do you believe, Shadow?
Shadow: Everything.

lunedì 26 giugno 2017

Transformers: L'Ultimo Cavaliere - la recensione

Michael Bay, dopo le consuete smentite di un addio al franchise che accompagnano ogni capitolo cinematografico di Transformers, torna a dirigere per la quinta volta un film della saga, ovvero L'Ultimo Cavaliere. Sarà anche "l'ultimo" per Bay? Impossibile appurarlo, visto la scarsa attendibilità del regista, ma forse, per svariate ragioni, dovrebbe esserlo.

L'Ultimo Cavaliere è infatti il secondo capitolo più moscio di tutta la saga insieme al suo predecessore, L'Era dell'Estinzione. Non c'è più quel cuore vivo e pulsante dell'intrattenimento che caratterizzava il primo , il secondo e (in parte) il terzo capitolo. L'idea di star osservando un prodotto trascurato si fa sempre più concreto ad ogni minuto che passa.

Sorvolando le incongruenze strutturali della continuity stessa della serie, L'Ultimo Cavaliere, principalmente nella prima parte, offre solamente sequenze maldestramente velocizzate e fastidiosamente slegate tra loro, grazie ad un montaggio inesistente ed estremamente irritante (ai limiti dell'imbarazzante).

La seconda parte fortunatamente prende un attimo di respiro e riesce a scorrere con maggior fluidità, proprio come accadeva nei primi due capitoli. Nonostante questo però niente riesce a salvare una traballante struttura della trama condita con gli ennesimi, e comunque spettacolari, effetti speciali che non rinnovano nulla nell'immaginario dei Transformers.

Il futuro del franchise, come sappiamo è già scritto (il prossimo anno arriverà il primo spin-off dedicato a Bumblebee e in seguito il sesto capitolo della saga), anche se una lunga pausa dal mondo di Optimus Prime e degli altri Transformers potrebbe solo giovare all'intero franchise targato Bay.

domenica 18 giugno 2017

How to Talk to Girls at Parties - la recensione

Londra, 1977. Mentre in città si festeggia il Giubileo della Regina, Enn e i suoi amici si imbucano a una festa dopo essere stati a un concerto punk. Qui si imbattono in bellissime ragazze e personaggi insoliti, senza sapere che quelle persone non sono altro che extraterrestri in visita sulla Terra.


Dal racconto breve dello scrittore Neil Gaiman, già trasposto in fumetto da Gaiman stesso, John Cameron Mitchell trae un film intero, ampliandone la storie e le possibilità, donando un background ai personaggi e un "cosa accade dopo" alla festa aliena. Non è facile inquadrare How to talk to girls at parties perché niente di quello che si vede sullo schermo è lineare: non è lineare la storia, non lo sono i personaggi, non lo è la regia.

Come in un videoclip punk le immagini veloci, frenetiche, sfocate ci introducono alla periferia londinese e alla sottocultura che stava nascendo proprio in quegli anni, popolata di figure eccentriche. Umani e alieni si confondono, tanto che gli extraterrestri non appaiono così insoliti nonostante l'assurdo sia una costante nella loro rappresentazione. E poi, sotto tutto il contorno di stranezze, c'è una storia d'amore semplice e fresca, quella fra il timido Enn e l'aliena Zan, personaggio sopra le righe eppure tremendamente adorabile nella sua ingenuità, magnificamente interpretato da Elle Fanning.
Quel che si percepisce più chiaramente è il divertimento, quanto regista, produttori, costumisti e l'intero cast si siano divertiti nel girare questo film, in particolare colpisce un'insolita Nicole Kidman regina del punk (meravigliosa, con quel trucco e quei costumi ricorda un po' David Bowie in Labyrinth) e Ruth Wilson, algida e sensuale aliena dal costume decisamente insolito, e Matt Lucas (che i fan di Doctor Who riconosceranno sicuramente), a tratti inquietante.

Il comparto tecnico è di altissimo livello, musica, suoni e colori sono trascinanti, ma ciò che davvero coinvolge è la magia della storia, anche quando non si sa bene cosa stia succedendo ecco che Enn e Zan tornano a essere semplicemente due ragazzi innamorati.
Sicuramente siamo di fronte a un film che è molto lontano da essere perfetto, che sembra essere stato fatto più per se stessi che per il pubblico, eppure l'impressione è che potrebbe diventare un cult underground, un po' Rocky Horror (che spesso ricorda nella follia straniante di una festa popolata di alieni), un po' Across the Universe, un po' Guida Galattica per Autostoppisti, ma senza somigliare davvero a nulla se non a se stesso.
C'è tanto Gaiman ma c'è anche tanto Mitchell, e se si è disposti a lasciar perdere qualsiasi logica, si esce dalla sala divertiti tanto quanto si sono divertiti loro a girarlo.



sabato 10 giugno 2017

La Mummia - la recensione

Film d'esordio del Dark Universe, l'universo condiviso dei mostri della Universal, ed ennesimo rifacimento di un classico degli anni '30, La Mummia si portava dietro anche una certa aspettativa dovuta al seguito che si porta dietro la pellicola datata 1999, diventata un piccolo cult. Il regista Alex Kurtzman decide di discostarsi abbondantemente dall'iconografia classica, soprattutto rendendo la mummia del titolo una donna, la principessa Ahmanet (la sensuale Sofia Boutella).

Per il resto la storia è piuttosto classica: nell'antico Egitto, la principessa Ahmanet, che ha fatto un patto col malvagio dio Set, viene sepolta viva. Ai giorni nostri il soldato Nick Morton (Tom Cruise) e l'archeologa Jenny Halsey (Annabelle Wallis) ne trovano la tomba facendo risorgere la mummia. Nel frattempo una strana organizzazione segreta, comandata dal Dottor Jekyll (Russell Crowe) è intenzionata a ritrovare un misterioso pugnale in qualche modo collegato alla maledizione di Ahmanet.

Quando ci si approccia a un film de genere è fondamentale non aspettarsi spiegazioni logiche e coerenti, o una trama particolarmente articolata, e infatti fin da subito appare chiaro che il prendersi troppo sul serio non fa parte del gioco. Questo è positivo, perché sicuramente una eccessiva pesantezza nelle tematiche e nei personaggi avrebbe appesantito il tutto, rischiando facilmente di sfociare nell'incoerente, per non dire nel ridicolo.  
Sono evidenti richiami ai vecchi film di avventura degli anni '80, in particolare ai vari Indiana Jones, soprattutto nella prima parte ambientata in Medio Oriente, che è anche decisamente la parte migliore. 
Una volta ritornati in Occidente e nella grigia Londra, il tutto perde un po' mordente, introducendo anche quello che sicuramente farà da collante con il resto del Dark Universe, il personaggio di Russell Crowe non troppo approfondito, sottosfruttato, forse avrebbe meritato qualcosa di più (ma chissà se avremo l'occasione di vederlo di nuovo nei prossimi film).

Chi invece è parso divertirsi un mondo è Tom Cruise, davvero in parte, naturale in un tipo di ruolo che non è nuovo per lui e che evidentemente l'attore fa sempre volentieri: il suo Nick è divertente, spigliato, il vero mattatore, tra l'altro è sembrato avere anche una buona chimica con la Wallis e, soprattutto, nelle riuscitissime scene insieme a Jake Johnson, esilarante spalla comica.
La durata non eccessiva permette allo spettatore di divertirsi senza risentire della noia, dato che  la storia procede spedita, le scene d'azione sono dinamiche, i tempi comici ben congeniati e gli effetti speciali ottimi, in particolare Sofia Boutella è splendida e riesce a essere estremamente sensuale anche con un uso abbondante di CGI.

Di sicuro non si sta parlando del film dell'anno, non si avvicina al livello di blockbuster di alta levatura, ma riesce a intrattenere e divertire senza pretese di sorta. Un buon inizio per questo Dark Universe, sperando di migliorare ulteriormente.