lunedì 19 febbraio 2018

BAFTA 2018 - trionfa Tre Manifesti a Ebbing, Missouri. Ecco tutti i vincitori.

Si sono tenuti ieri sera a Londra i Bafta Awards 2018, gli "Oscar britannici". Come successo ai Golden Globes, anche la serata dei Bafta è stata segnata dalla protesta contro le molestie, con attori e soprattutto attrici vestite di nero.

A dominare la cerimonia è stato Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh, che si è portato a casa ben cinque premi, tra cui miglior film e miglior film in lingua inglese.

Confermato il quartetto di attori che fino ad oggi ha vinto praticamente tutto: Frances McDormand (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) migliore attrice, Gary Oldman (L'Ora Più Buia) miglior attore, Allison Janney (I, Tonya) migliore attrice non protagonista, e Sam Rockwell (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) migliore attore non protagonista.

Guillermo del Toro (The Shape of Water) si è aggiudicato il premio per la regia, mentre James Ivory è stato premiato per Chiamami col Tuo Nome con il Bafta per la migliore sceneggiatura non originale.
Infine, il grande Ridley Scott è stato premiato con il Bafta Fellowship, il premio alla carriera, consegnato dal Principe William.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior Film
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior film inglese
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior regista
Guillermo del Toro, The Shape of Water

Migliore attrice protagonista
Frances McDormand, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Migliore attore protagonista
Gary Oldman, L’Ora più Buia

Migliore attrice non protagonista
Allison Janney, I, Tonya

Migliore attore non protagonista
Sam Rockwell, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Migliore fotografia
Blade Runner 2049

Migliore sceneggiatura originale
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Migliore sceneggiatura adattata
Chiamami col tuo Nome

Miglior film d'animazione
Coco

Miglior suono
Dunkirk

Miglior debutto per uno sceneggiatore/regista/produttore inglese
I am not a Witch, Rungano Nyoni (Writer/Director), Emily Morgan (Producer)

Migliori effetti visivi
Blade Runner 2049

Migliori scenografie
The Shape of Water

Miglior film non in lingua inglese
The Handmaiden, Park Chan-wook, Syd Lim

Miglior corto inglese
Cowboy Dave

Miglior corto animato inglese
Poles Apart

Miglior documentario
I am not Your Negro

Miglior montaggio
Baby Driver

Migliori Costumi
Il Filo Nascosto

Miglior trucco e acconciature
L'ora Più Buia

Miglior Colonna Sonora
The Shape of Water

EE Rising Star Award (Voted for by the public)
Daniel Kaluuya

Contributo inglese al cinema
Jon Wardle, National Film and Television School

Bafta Fellowship
Ridley Scott

mercoledì 14 febbraio 2018

Black Panther - la recensione

Dopo averlo introdotto con successo in Civil War, torna Black Panther, il principe (ora re) T'Challa del Wakanda, con un film stand alone a lui dedicato. 


Era attesissimo, non solo in quanto ultimo film Marvel prima del grande evento Infinity War, ma anche perché primo film Marvel su un supereroe nero e con un cast composto quasi interamente da attori neri (praticamente gli unici bianchi sono Martin Freeman e Andy Serkis), che in un clima politico-sociale come quello attuale lancia un messaggio molto forte.
Da questo punto di vista il film è molto efficace, non va tanto per il sottile e le cose che vuole comunicare le dice forte e chiaro, incentrando l'intera trama proprio sull'accettazione dello straniero, sul black power, sull'oppressione del popolo nero in tutto il mondo. Il Wakanda, infatti, è il luogo perfetto per operare questo genere di confronto, è un paese totalmente chiuso, praticamente segreto, avrebbe le possibilità per aiutare il continente africano ma sceglie consapevolmente per secoli di non fare nulla, rimanendo chiuso nella propria bolla privilegiata. L'incursione del villain, interpretato dal bravissimo Michael B. Jordan, scuote gli equilibri, costringe T'Challa e tutti i wakandiani (ma anche lo spettatore) a riflettere, a rivedere questa posizione isolazionista. Quello interpretato da Jordan è quindi un villain molto atipico, non è cattivo in senso stretto, segue un ideale che in un certo senso è anche giusto, ma lo fa con i modi di un estremista, ricordando così che gli estremismi sono sempre pericolosi, anche quando derivano da buone intenzioni.

La cosa migliore del film è la contrapposizione che si vede all'interno del Wakanda, fra una fortissima radice culturale africana, ancorata a tradizioni tribali affascinanti e cinematograficamente rese alla perfezione, e una parte futuristica e tecnologica che travalica i limiti della fantascienza pura. 
Se questa pellicola fosse uscita in un qualsiasi altro momento non avrebbe che lodi, perché è senza dubbio uno dei migliori stand alone della Marvel e un ottimo film di origini, ma purtroppo è impossibile non tener presente che questo film è l'ultimo prima di Avengers Infinity War e che quindi era lecito aspettarsi qualcosa di più a livello globale e di continuity nell'Universo Cinematografico Marvel, perciò sarà impossibile per i fan non rimanere delusi e uscire dalla sala con la sensazione di aver sprecato un'occasione, di aver assistito a un film tutto sommato inutile.

David di Donatello 2018 - le nomination

Sono state annunciate poco fa le nomination ai David di Donatello 2018. E' Ammore e Malavita dei Manetti bros ad aver ricevuto il maggior numero di nomination, ben 15. A seguire Napoli Velata di Ferzan Ozpetek con 11, poi The Place, Nico 1988, e La Tenerezza con 8.

Qualche sorpresa tra i nominati c'è, come la presenza di un film d'animazione, Gatta Cenerentola, nella cinquina dei migliori film.
Doppia nomination per Alessandro Borghi, come attore protagonista per NapoliVelata, e come migliore attore non protagonista per Fortunata.
Piuttosto strana la nomination per la migliore sceneggiatura originale a La Ragazza nella Nebbia, film tratto da un libro (quindi non è originale) scritto da Donato Carrisi, che del film è anche regista.

I film presi in considerazione per le nomination sono quelli usciti tra il 1 gennaio al 31 dicembre 2017, per questo nelle categorie dei film stranieri sono presenti titoli che hanno partecipato agli Oscar 2017.

"Spero che sarà un David di Donatello partecipato, caldo, allegro, glamour e che serva all'industria del cinema", ha dichiarato Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico Fondazione David di Donatello, "Credo che il premio David di Donatello debba essere un volano per il nostro cinema: deve celebrare le eccellenze e la diversità in tutti i sensi del cinema italiano, contribuire ad attrarre pubblico, soprattutto giovane, e rivelare i nuovi talenti. Quest'anno c'è un primo dato importante: ha votato l'87% dell’Accademia David di Donatello, un record assoluto rispetto al precedente 70%. Abbiamo sollecitato i membri dell’Accademia fino all'ultimo".
"Dal 22 marzo lavorerò per capire come possiamo valorizzare il marchio David", ha continuato La Detassis, "sto studiando tutti i sistemi di voto dei premi mondiali per capire cosa aggiungere e cosa togliere: l’obiettivo è raggiungere la massima rappresentazione".
Si torna alla formula classica invece nella premiazione. Negli ultimi anni, per snellire la serata e renderla più "televisiva", era stato deciso di consegnare solo i premi principali, una trovata sicuramente positiva ma che non verrà ripetuta quest'anno. I premi saranno consegnati tutti durante la serata, con l'unica differenza che per alcuni non ci sarà il premiatore ma saranno consegnati direttamente. Per tutti comunque ci sarà un tempo massimo per il discorso.
La cerimonia si terrà il 21 marzo e sarà mandata in diretta su Rai Uno.

Ecco tutte le nomination.

MIGLIOR FILM
A Ciambra di Jonas Carpignano
Ammore e malavita dei Manetti Bros
Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone
La tenerezza di Gianni Amelio
Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli

MIGLIOR REGISTA
Gianni Amelio – La tenerezza
Jonas Carpignano – A Ciambra
Paolo Genovese – The Place
Ferzan Ozpetek – Napoli velata
Manetti Bros – Ammore e malavita

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Antonio Albanese – Come un gatto in tangenziale
Alessandro Borghi – Napoli velata
Renato Carpentieri – La tenerezza
Valerio Mastandrea – The Place
Nicola Nocella – Easy

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Paola Cortellesi – Come un gatto in tangenziale
Valeria Golino – Il colore nascosto delle cose
Giovanna Mezzogiorno – Napoli velata
Isabella Ragonese – Sole, cuore, amore
Jasmine Trinca – Fortunata

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Peppe Barra – Napoli velata
Alessandro Borghi – Fortunata
Carlo Buccirosso – Ammore e malavita
Elio Germano – La tenerezza
Tutto quello che vuoi – Giuliano Montaldo

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Sonia Bergamasco – Come un gatto in tangenziale
Anna Bonaiuto – Napoli velata
Claudia Gerini – Ammore e malavita
Giulia Lazzarini – The Place
Micaela Ramazzotti – La tenerezza

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Donato Carrisi – La ragazza nella nebbia
Valerio De Paolis – Cuori puri
Andrea De Sica – I figli della notte
Cosimo Gomez – Brutti e cattvi
Andrea Magnani – Easy

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
La guerra dei cafoni
La tenerezza
The Place
Sicilian Ghost Story
Una questione privata

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Tutto quello che vuoi
A Ciambra
La ragazza nella nebbia
Ammore e malavita
Nico, 1988

MIGLIOR PRODUTTORE
A Ciambra
Ammore e malavita
Gatta Cenerentola
Nico, 1988
Smetto quando voglio Saga

MIGLIOR FILM DELL’UNIONE EUROPEA
12 Battiti al Minuto, di Robin CAMPILLO (Teodora Film)
Borg/ McEnroe, di Janus METZ PEDERSEN (Lucky Red)
Elle, di Paul VERHOEVEN (Lucky Red)
Loving Vincent, di Dorota KOBIELA e Hugh WELCHMAN (Adler Entertainment, Nexo Digital)
The Square, di Ruben OSTLUND (Teodora Film)

MIGLIOR FILM STRANIERO
Dunkirk, di Christopher NOLAN (Warner Bros. Entertainment Italia)
L'Insulto, di Ziad DOUEIRI (Lucky Red)
La La Land, di Damien CHAZELLE (01 Distribution)
Loveless, di Andrey ZVYAGINTSEV (Academy Two)
Manchester by the Sea, di Kenneth LONERGAN (Universal Pictures International Italy)

DAVID GIOVANI
Gatta Cenerentola
Gramigna – Volevo una vita normale
Sicilian Ghost Story
The Place
Tutto Quello che Vuoi

Sul sito ufficiale dei David tutte le nomination.

martedì 13 febbraio 2018

The Shape of Water - La Forma dell'Acqua - la recensione

Se c'è un autore che sa come fondere reale e fantastico, Storia e magia, in modo che appaiano indissolubili e ugualmente reali, quello è Gullielmo del Toro. Da questo punto di vista, La Forma dell'Acqua, vincitore del leone d'oro a Venezia, di due Golden Globe e candidato a ben tredici premi Oscar, può essere considerato un esempio quasi perfetto della poetica del regista e sceneggiatore messicano.

La Storia, quella con la S maiuscola, è l'America della prima guerra fredda, intrappolata in una incessante ricerca dell'apparire e stretta nella morsa della paura e del pregiudizio. La Magia è rappresentata dalla creatura (il solito fantastico Doug Jones), bellissima e misteriosa, mai realmente approfondita, incredibilmente sensibile e intelligente, fortemente erotica, di cui si innamora Elisa (Sally Hawkins), donna delle pulizie muta che ha con l'acqua un rapporto stretto e simbiotico e che ha nella sua collega Zelda (Octavia Spencer) e nel vicino di casa Giles (Richard Jenkins) i suoi unici amici. E come in ogni fiaba, il cattivo è rappresentato dal governo, nella persona del crudele colonnello Strickland (Michael Shannon), un uomo che è talmente marcio dentro da andare, letteralmente, in cancrena.

Con una delicatezza incredibile, Gullielmo del Toro ci racconta una storia d'amore romantica ma anche piena di sottile erotismo, in cui  l'onnipresente acqua assume un valore simbolico di legame con una natura primordiale, ma anche di purezza. Elisa, così come Zelda o Giles, sono diversi, emarginati, ma puri e innocenti, unici ad avere compassione della creatura e a vederla per quel che è, ovvero un essere straordinario dotato di intelligenza e soprattutto di emozioni.
L'incapacità di comunicare con le parole di Eliza, paradossalmente, la rende l'unica in grado di comunicare davvero con la creatura, di stabilire con lui un legame profondissimo: lei lo vede per ciò che è davvero, ma è anche lui a vederla realmente, senza farsi distrarre dal suo mutismo, senza considerarla diversa ma semplicemente per la donna che è nel profondo.
Del Toro è bravissimo nel dare spessore e credibilità a una storia d'amore che è irreale in ogni sua componente: lo fa con una regia sognante, un po' Amelie, un po' Il Labirinto del Fauno, lo fa con una colonna sonora magnifica, con la fotografia bluastra e piccoli dettagli che sembrano presi direttamente da un sogno, come il lungo corridoio alla cui fine vi sono gli appartamenti di Eliza e Giles, o il cinema proprio al piano di sotto, o ancora con l'uso incessante della pioggia come sottofondo a buona parte delle scene. 

Favola romantica a metà fra sogno a tinte gotiche e dramma storico, La Forma dell'Acqua è pura magia visiva ed emotiva. Si ride, si piange, si esce dal cinema felici. Un film che dopo averlo visto si vorrebbe rivedere ancora e ancora e ancora.

mercoledì 7 febbraio 2018

Frame Awards 2018

Anche quest'anno, come ogni anno, prima degli Oscar ci sono i Frame Awards!

Noi di Frame, dopo molto riflettere e qualche spareggio, abbiamo selezionato per voi i nominati di quest'anno, scelti fra i film che sono usciti in Italia dal 1 Gennaio al 31 Dicembre 2017, con una novità: la categoria dedicata alla migliore serie tv.

Adesso tocca a voi votare i vostri film e serie preferiti, le votazioni chiuderanno il 28 Febbraio!



Miglior Film








pollcode.com free polls


Miglior Regista





pollcode.com free polls


Miglior Attore Protagonista





pollcode.com free polls


Miglior Attrice Protagonista





pollcode.com free polls


Miglior Attore non Protagonista





pollcode.com free polls


Miglior Attrice non Protagonista





pollcode.com free polls


Miglior Cast





pollcode.com free polls


Miglior Scenggiatura Originale





pollcode.com free polls


Miglior Scenggiatura non Originale





pollcode.com free polls


Miglior Serie TV









pollcode.com free polls


Miglior Film d'Animazione





pollcode.com free polls


Miglior Effetti Speciali





pollcode.com free polls


Miglior Colonna Sonora





pollcode.com free polls




martedì 6 febbraio 2018

The Cloverfield Paradox - la recensione

L'universo di Cloverfield continua ad espandersi con The Cloverfield Paradox, sci-fi che ha baipassato la classica uscita nelle sale per arrivare (a sorpresa) direttamente sulla piattaforma streaming Netflix.

In questo nuovo capitolo (ambientato presumibilmente prima dei fatti visti nel primo film del 2008) un equipaggio di scienziati viene mandato nello spazio per per fare esperimenti con un acceleratore di particelle e trovare così una nuova fonte energetica per porre fine alle guerre che incombono sul pianeta Terra. Ma qualcosa, come prevedibile, non andrà secondo i piani e il team spaziale si ritrova a fare i conti con paradossi temporali imprevisti.

Le premesse per un buon film di fantascienza in fin dei conti c'erano, tuttavia già nella prima metà del lungometraggio si notano diverse ingenuità e "svolte" narrative ai limiti dell'imbarazzante, ad iniziare dalla caratterizzazione poco approfondita (e colma di cliché) dei personaggi principali con cui lo spettatore dovrebbe entrare in empatia.

Il regista Julius Onah dirige un'opera sconclusionata, fin troppo seriosa con nessun guizzo registico: tutto è già visto, tutto è lasciato al caso. Non c'è emozione, coinvolgimento. Tutto è freddo, come lo spazio in cui è ambientata la storia.

Non c'è nulla di più da dire, oltre al fatto che purtroppo The Cloverfield Paradox non aggiunge nulla di nulla alla "saga". Una grande occasione sprecata.

sabato 3 febbraio 2018

The Post - la recensione

Steven Spielberg mette insieme due assi come Meryl Streep e Tom Hanks, ed è subito grande Cinema.

E' il 1971, il New York Times pubblica dei documenti segreti trafugati dal Pentagono che dimostrano come il governo americano, attuale e passato, abbia giocato sporco per far durare il più possibile la guerra in Vietnam, ancora in corso, e di come abbia fatto di tutto per nascondere la verità all'opinione pubblica. Il Times viene però bloccato subito da una ingiunzione della Corte Suprema. I documenti finiscono così al Washington Post. A gestirli sarà il giornalista e direttore del giornale Ben Bradlee ma la decisione finale, l'ultima parola, spetta a Katharine Graham, editrice del Post, che ha ereditato il posto dal marito suicida a cui il padre della Graham aveva lasciato la direzione del giornale. La Graham, andando contro tutto e tutti, con il solo Ben Bradlee al suo fianco, rischiando la galera, e mettendo in pericolo l'intera azienda, decide di pubblicare, svelando più di dieci anni di bugie del Governo e facendo la storia.

Ci sono due film dentro a The Post: c'è la storia dei Pentagon Papers, un momento chiave nella storia americana, e poi c'è la storia di Key Graham. Steven Spielberg è un grande regista e anche un fantastico narratore, e con grande maestria riesce a far convivere armoniosamente entrambe le storie.

The Post è un film pieno di uomini e incredibilmente femminista. All'inizio del film incontriamo Key Graham in una situazione di incertezza, accerchiata e consigliata da gente che la considera totalmente incapace e inadeguata al ruolo che ha ereditato, e a forza di dirglielo lei finisce per crederci (concetto ben espresso da un discorso fatto da Sarah Paulson a Tom Hanks in una scena del film), ma durante il film le cose cambiano, Key Graham diventa sempre più consapevole del suo ruolo, della sua voce, e della sua posizione, fino a prendere in mano di persona le decisioni e mettere in riga chi prima le dava consigli paternalisti. Quella di Key Graham è stata una figura di grande esempio per le donne, e lo è ancora oggi, soprattutto se pensiamo al "risveglio femminista" di questi ultimi mesi.
Una grande donna di ieri per raccontare ed essere da esempio alle donne di oggi, Spielberg infatti riesce perfettamente a collegare passato e presente, anche per quanto riguarda l'aspetto giornalistico della storia. In The Post si parla di una vicenda passata che ha segnato il paese ma è impossibile non notare i riferimenti alla situazione attuale degli Stati Uniti, che è alle prese con un presidente che attacca e denigra la stampa continuamente, per questo il regista si lancia in un vero e proprio elogio del giornalismo, quello vero, quello fatto di ricerche e di rischi, perché "la stampa deve essere al servizio dei governati e non dei governanti", come viene detto nel film. Un messaggio quanto mai attuale nell'epoca delle "fake news", di internet, dove chiunque può scrivere due righe online spacciandole per vere, e di giornali palesemente schierati a favore di correnti politiche.

Tutto questo Steven Spielberg lo racconta in modo egregio, con una regia pulita, precisa, e delle inquadrature che sono solo pura poesia per gli amanti della regia. Ottima la fotografia, la scenografia, la ricostruzione storica. Ottimi i dialoghi. Il film mantiene una bella tensione per tutta la sua durata.

Eccellente il cast. Il film è molto corale, ci sono tanti personaggi e tutti interpretati ottimamente, due su tutti Bob Odenkirk e Tracy Letts. "A capo" del cast c'è la coppia d'assi Streep-Hanks.
La solidità e la presenza scenica di Tom Hanks sono incredibili, non eccede mai ma riesce a trasmettere tutta la sua passione del suo personaggio. Incomprensibile davvero come l'Academy abbia potuto lasciarlo fuori dalla cinquina dei migliori attori, meritava assolutamente la nomination. E poi c'è Meryl Streep... quante volte abbiamo detto che Meryl Streep è un'attrice straordinaria? Tante, ma dobbiamo continuare a ripeterlo perché non saranno mai abbastanza. La sua interpretazione è eccezionale, di grande sensibilità, il suo cambiamento nel corso del film è costante eppure quasi impercettibile, perché è fatto di sguardi, di postura, di tono della voce. La migliore Meryl Streep degli ultimi dieci anni.

Impossibile non fare un confronto tra The Post e Tutti gli Uomini del Presidente, a cui Steven Spielberg guarda con grande rispetto (e alla fine fornisce un evidente assist allo spettatore per andarselo a rivedere) facendo però il suo film, ed è davvero un gran film.

giovedì 1 febbraio 2018

Dissenso Comune. Le donne del Cinema italiano scrivono contro le molestie

E' passato qualche mese dallo scoppio dello scandalo molestie e la conseguente ondata di denunce, testimonianze, manifestazioni e campagne di solidarietà (#MeToo e Time's Up). Ondata che all'estero, soprattutto negli USA, non si è ancora fermata ma continua ad essere al centro della cronaca.

In questi mesi ha fatto piuttosto rumore il silenzio delle attrici italiane, perché la prima a denunciare Harvey Weinstein è stata un'attrice italiana, Asia Argento, che - incredibilmente - ha ricevuto molto più sostegno dall'estero che dalle colleghe italiane, anche quando è stata vergognosamente attaccata dalla stampa italiana; e anche perché un principio di scandalo c'è stato anche in Italia e ha visto coinvolto il regista Fausto Brizzi, a cui invece sono arrivati messaggi di solidarietà da alcuni colleghi. Ma, dopo questo lungo silenzio, le attrici italiane hanno finalmente preso posizione.
Secondo quanto riportato da Repubblica, in questi ultimi tempi le attrici, ma anche operatrici, registe, le donne del Cinema Italiano insomma, si sarebbero ritrovate in degli incontri per parlare e decidere cosa fare. Il risultato è stato un comunicato firmato da oltre 120 donne in cui si parla del sistema in generale, senza entrare troppo nello specifico. Troppo poco? forse, ma meglio questo del silenzio.

Ecco riportato l'articolo di Repubblica e il comunicato per intero.

" Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo il mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un  nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse. Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.  

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto.  È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all'operaia, all'immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura.

1.    Alessandra Acciai
2.    Elisa Amoruso
3.    Francesca Andreoli
4.    Michela Andreozzi
5.    Ambra Angiolini
6.    Alessia Barela
7.    Chiara Barzini
8.    Valentina Bellè
9.    Sonia Bergamasco
10.    Ilaria Bernardini
11.    Giulia Bevilacqua
12.    Nicoletta Billi
13.    Laura Bispuri
14.    Barbora Bobulova
15.    Anna Bonaiuto
16.    Donatella Botti
17.    Laura Buffoni
18.    Giulia Calenda
19.    Francesca Calvelli
20.    Maria Pia Calzone
21.    Antonella Cannarozzi
22.    Cristiana Capotondi
23.    Anita Caprioli
24.    Valentina Carnelutti
25.    Sara Casani
26.    Manuela Cavallari
27.    Michela Cescon
28.    Carlotta Cerquetti
29.    Valentina Cervi
30.    Cristina Comencini
31.    Francesca Comencini
32.    Paola Cortellesi
33.    Geppi Cucciari
34.    Francesca D’Aloja
35.    Caterina D’Amico
36.    Piera De Tassis
37.    Cecilia Dazzi
38.    Matilda De angelis
39.    Orsetta De Rossi
40.    Cristina Donadio
41.    Marta Donzelli
42.    Ginevra Elkann
43.    Esther Elisha
44.    Nicoletta Ercole
45.    Tea Falco
46.    Giorgia Farina
47.    Sarah Felberbaum
48.    Isabella Ferrari
49.    Anna Ferzetti
50.    Francesca Figus
51.    Camilla Filippi
52.    Liliana Fiorelli
53.    Anna Foglietta
54.    Iaia Forte
55.    Ilaria Fraioli
56.    Elisa Fuksas
57.    Valeria Golino
58.    Lucrezia Guidone
59.    Sabrina Impacciatore
60.    Lorenza Indovina
61.    Wilma Labate
62.    Rosabell Laurenti
63.    Antonella Lattanzi
64.    Doriana Leondeff
65.    Miriam Leone
66.    Carolina Levi
67.    Francesca Lo Schiavo
68.    Valentina Lodovini
69.    Ivana Lotito
70.    Federica Lucisano
71.    Gloria Malatesta
72.    Francesca Manieri
73.    Francesca Marciano
74.    Alina Marazzi
75.    Cristiana Massaro
76.    Lucia Mascino
77.    Giovanna Mezzogiorno
78.    Paola Minaccioni
79.    Laura Muccino
80.    Laura Muscardin
81.    Olivia Musini
82.    Carlotta Natoli
83.    Anna Negri
84.    Camilla Nesbitt
85.    Susanna Nicchiarelli
86.    Laura Paolucci
87.    Valeria Parrella
88.    Camilla Paternò
89.    Valentina Pedicini
90.    Gabriella Pescucci
91.    Vanessa Picciarelli
92.    Federica Pontremoli
93.    Benedetta Porcaroli
94.    Daniela Piperno
95.    Vittoria Puccini
96.    Ondina Quadri
97.    Costanza Quatriglio
98.    Isabella Ragonese
99.    Monica Rametta
100.    Paola Randi
101.    Maddalena Ravagli
102.    Rita Rognoni
103.    Alba Rohrwacher
104.    Alice Rohrwacher
105.    Federica Rosellini
106.    Fabrizia Sacchi
107.    Maya Sansa
108.    Valia Santella
109.    Lunetta Savino
110.    Greta Scarano
111.    Daphne Scoccia
112.    Kasia Smutniak
113.    Valeria Solarino
114.    Serena Sostegni
115.    Daniela Staffa
116.    Giulia Steigerwalt
117.    Fiorenza Tessari
118.    Sole Tognazzi
119.    Chiara Tomarelli
120.    Roberta Torre
121.    Tiziana Triana
122.    Jasmine Trinca
123.    Adele Tulli
124.    Alessandra Vanzi "

giovedì 25 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome - la recensione

In un paesino del Nord Italia, immerso in una estate che sembra fuori dal tempo, il diciassettenne Elio sperimenta il primo, travolgente, amore nei confronti di Oliver, un ragazzo americano più grande di lui, ospite in casa del padre con cui sta lavorando al suo dottorato.

Luca Guadagnino prede il romanzo omonimo di André Aciman e lo traspone cambiandone il setting (da paese di mare del Sud a paese di fiume del Nord) lasciando intatto il fascino etereo fatto di pomeriggi estivi in cui la calura sembra non lasciare scampo, fatto di corpi e pelle e sensazioni tattili.
Nonosante il romanzo sia spesso estremamente spinto, Guadagnino decide di non mostrare mai nulla, lasciando che siano le immagini accennate e gli sguardi dei protagonisti a trasmettere la grande carica erotica di cui la storia è permeata.

Questo è un film dal grandissimo impatto sensoriale, le cui immagini, suoni, odori e sensazioni tattili sono punto cardine della storia, che sia il sapore fresco di una pesca, le ossa sporgenti dell'adolescente Timothéè Chalamet o il corpo, estremamente e simbolicamente virile, di Armie Hammer.
Guadagnino si concentra quindi sui corpi, per raccontare la travolgente passione che solo il primo amore può suscitare,senza riflessioni sull'omosessualità, ambientando la storia in una sorta di bolla fatta di persone di grande cultura (si parla italiano francese e inglese in questo film), in cui non viene mai discussa la natura di questo amore, ma viene semplicemente accompagnato e osservato amorevolmente e infine, in una scena meravigliosa con un grandissimo monologo di Michael Stuhlbarg nel ruolo del padre di Elio, si riflette sulla giovinezza e sull'amore, senza moralismi e senza etichette.
Particolare è anche la fotografia, molto luminosa, contribuisce a quella sensazione di estate sospesa che le parole dei protagonisti proprio all'inizio del film sottolineano, come se l'amore fra Elio e Oliver non potesse esistere al di fuori di questa stagione, l'inverso come simbolo di un ritorno alla realtà in cui la società, gli altri, gli impegni, non lasciano posto a sensazioni e sentimenti tanto intensi.

Si è tentati di parlare di capolavoro, subito dopo la visione del film, ma è una parola enorme che solo il tempo saprà assegnare precisamente a questa come ad altre pellicole, sicuramente Chiamami col tuo nome è un film che avvolge e colpisce come pochi altri sanno fare, toccando la sensibilità non solo di chi è vicino alle tematiche LGBT, ma toccando tutti, perché un film che parla di primi amori e passioni estive non può non essere vicino a ognuno di noi.

martedì 23 gennaio 2018

Oscar 2018 - le nomination!

Sono state appena annunciate le nomination agli Oscar 2018. Una presentazione delle nomination diversa dagli altri anni, con dei video introduttivi che vedevano protagoniste alcune attrici (Gal Gadot, Salma Hayek, Zoe Saldana, Michelle Yeoh, ecc) davvero ben fatti e divertenti.

Poche sorprese, si confermano i nomi e i titoli che fino ad oggi sono stati protagonisti di questa stagione dei premi.
Sono nove i titoli candidati nella categoria miglior film, con The Shape of Water di Guillermo del Toro che conquista ben 13 nomination, anche se stranamente manca quella nella categoria miglior trucco.

Da sottolineare la 51esima nomination per John Williams, candidato per la colonna sonora di Star Wars: The Last Jedi, e la nomination numero 21 per Meryl Streep, nella cinquina delle migliori attrici protagoniste grazie alla sua performance nel film The Post. Nomination come migliore attore anche per Daniel Day-Lewis, per la sua interpretazione nel film Il Filo Nascosto, ultimo film prima dell'annunciato ritiro.
Prima nomination per Greta Gerwig per la regia di Lady Bird, rientra così nelle pochissime donne (con lei sono cinque in tutto) nominate nella storia nella categoria per la migliore regia. Nella stessa categoria, decisamente spiazzante l'assenza di Martin McDonagh per Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.
Mudbound è il primo film prodotto da Netflix a ricevere delle nomination agli Oscar.

La cerimonia degli Academy Awards, arrivati alla 90esima edizione, si terranno il 4 marzo. Ecco le nomination.

Best Picture:
Call Me by Your Name
Darkest Hour
Dunkirk
Get Out
Lady Bird
Phantom Thread
The Post
The Shape of Water
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

Directing:
Paul Thomas Anderson, Phantom Thread
Guillermo del Toro, The Shape of Water
Greta Gerwig, Lady Bird
Christopher Nolan, Dunkirk
Jordan Peele, Get Out

Actor in a Leading Role:
Timothee Chalamet, Call Me By Your Name
Daniel Day-Lewis, Phantom Thread
Daniel Kaluuya, Get Out
Gary Oldman, Darkest Hour
Denzel Washington, Roman J. Israel, Esq.

Actress in a Leading Role:
Sally Hawkins, The Shape of Water
Frances McDormand, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Margot Robbie, I, Tonya
Saoirse Ronan, Lady Bird
Meryl Streep, The Post

Actress in a Supporting Role:
Mary J. Blige, Mudbound
Allison Janney, I, Tonya
Lesley Manville, Phantom Thread
Laurie Metcalf, Lady Bird
Octavia Spencer, The Shape of Water

Actor in a Supporting Role:
Willem Dafoe, The Florida Project
Woody Harrelson, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Richard Jenkins, The Shape of Water
Christopher Plummer, All the Money in the World
Sam Rockwell, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

Adapted Screenplay:
Call Me by Your Name (James Ivory)
The Disaster Artist (Scott Neustadter & Michael H. Weber)
Logan
Molly's Game (Aaron Sorkin)
Mudbound (Dee Rees & Virgil Williams)

Original Screenplay:
The Big Sick (Emily V. Gordon & Kumail Nanjiani)
Get Out (Jordan Peele)
Lady Bird (Greta Gerwig)
The Shape of Water (Guillermo del Toro & Vanessa Taylor)
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Martin McDonagh)

Animated Feature Film:
The Boss Baby
The Breadwinner
Coco
Ferdinand
Loving Vincent

Production Design:
Beauty and the Beast
Blade Runner 2049
Darkest Hour
Dunkirk
The Shape of Water

Cinematography:
Blade Runner 2049 (Roger Deakins)
Darkest Hour (Bruno Delbonnel)
Dunkirk (Hoyte van Hoytema)
Mudbound (Rachel Morrison)
The Shape of Water (Dan Laustsen)

Costume Design:
Beauty and the Beast (Jacqueline Durran)
Darkest Hour (Jacqueline Durran)
Phantom Thread (Mark Bridges)
The Shape of Water (Luis Sequeira)
Victoria & Abdul (Consolata Boyle)

Sound Editing:
Baby Driver
Blade Runner 2049
Dunkirk
The Shape of Water
Star Wars: The Last Jedi

Sound Mixing:
Baby Driver
Blade Runner 2049
Dunkirk
The Shape of Water
Star Wars: The Last Jedi

Animated Short Film:
Dear Basketball
Garden Party
Lou
Negative Space
Revolting Rhymes

Live Action Short Film:
DeKalb Elementary
The Eleven O’Clock
My Nephew Emmett
The Silent Child
Watu Wote/All of Us

Original Score:
Dunkirk (Hans Zimmer)
Phantom Thread (Jonny Greenwood)
The Shape of Water (Alexandre Desplat)
Star Wars: The Last Jedi (John Williams)
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Carter Burwell)

Original Song:
"Mighty River" (Mudbound)
"The Mystery of Love" (Call Me by Your Name)
"Remember Me" (Coco)
"Stand Up for Something" (Marshall)
"This Is Me" (The Greatest Showman)

Visual Effects:
Blade Runner 2049
Guardians of the Galaxy Vol. 2
Kong: Skull Island
Star Wars: The Last Jedi
War for the Planet of the Apes

Film Editing:
Baby Driver (Jonathan Amos & Paul Machliss)
Dunkirk (Lee Smith)
I, Tonya (Tatiana S. Riegel)
The Shape of Water (Sidney Wolinsky)
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (Jon Gregory)

Makeup and Hairstyling:
Darkest Hour
Victoria & Abdul
Wonder

Foreign Language Film
A Fantastic Woman
The Insult
Loveless
On Body and Soul
The Square

Documentary Short Subject
Edith+Eddie
Heaven Is a Traffic Jam on the 405
Heroin(e)
Knife Skills
Traffic Stop

Documentary Feature:
Abacus: Small Enough to Jail
Faces Places
Icarus
Last Men in Aleppo
Strong Island